Bankitalia: assemblea a porte chiuse per spartirsi il bottino

24 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – L’assemblea dei partecipanti di Bankitalia, convocata due giorni fa (durante il fine settimana) con metodi carbonari ed al riparo della stampa, forse per potersi spartire meglio il bottino di 7,5 miliardi di euro del Babbo Natale Letta, ricorda la “storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa” descritta nel 1843 da Honoré de Balzac, un vero intenditore iscritto all’ordine dei Martinisti, una società iniziatica di tipo mistico-esoterico.

Il colpo di mano che cancella il trasferimento delle quote di Bankitalia allo Stato ed altri enti pubblici, per fare ritornare Banca d’Italia in mano pubblica, come previsto negli ordinamenti di tutte le principali Banche Centrali Europee (Bundesbank, Banca di Spagna, d’Inghilterra e di Francia, ecc.) di proprietà dello Stato, non poteva che svolgersi nelle segrete stanze di quel sepolcro imbiancato di Palazzo Koch, per evitare ammissioni e domande imbarazzanti dei giornalisti, a cominciare dagli innumerevoli conflitti di interessi.

Invece di applicare una norma sacrosanta, disattesa per otto anni dai Governi che si sono succeduti, il ministro Saccomanni già direttore generale di Bankitalia (quindi in palese conflitto di interesse), dopo aver insediato una commissione di tre ‘saggi’, ha regalato alle banche socie, in particolare a Banca Intesa con il 30,3% delle quote ed Unicredit con il 22,1%, valori gonfiati della rivalutazione, che passerà da 156.000 euro a 7,5 miliardi di euro, con un tasso stratosferico semplice del 4.807,5%, in modo da impattare sui bilanci, con la speranza di poter superare gli stress test, aggirando così la normativa europea sugli aiuti di Stato.

Un provvedimento iniquo, dopo il parere formulato da tre esperti arruolati dalla Banca d’Italia, tra i quali figurava Lucas Papademos, banchiere Goldman Sachs ed ex vicepresidente della Bce che prevede la redistribuzione delle quote Banca d’Italia entro due anni, in modo che nessuno ne possa detenere più del 5% e che i dividendi annuali non possano superare il 6%, ma anche pericoloso che potrebbe nascondere una ulteriore svendita di Stato alla cricca dei banchieri esteri.

Adusbef e Federconsumatori protestano ancora una volta contro l’ennesima regalia del governo ai banchieri, stimato in 27 miliardi di euro tra rivalutazione delle quote (7,5 mld e 19,5 miliardi per le detrazioni fiscali sulle perdite), mentre famiglie e paese reale, strangolati dalle banche, sopportano i costi di una crisi sistemica che continua ogni giorno ad aggravarsi, lasciando sul suo cammino macerie e crescente disperazione.

Elio Lannutti e Rosario Trefiletti sono i presidenti di Adusbef e Federconsumatori. Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero degli autori e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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