Banche venete, Procura: “Tre funzionari Bankitalia assunti in banca”

26 Ottobre 2017, di Alessandra Caparello

Tre funzionari di Bankitalia sono andati a lavorare per l’istituto di credito. Questo afferma il procuratore titolare delle indagini sul crac delle banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto banca i cui responsabili hanno effettuato operazioni irregolari nonostante avessero ricevuto disposizioni diverse.

Dalle carte della procura emerge così un sistema ben congegnato per aggirare i controlli e soprattutto eludere le indicazioni della Vigilanza e una fitta rete di protezione per i vertici delle banche venete. Protagonista della vicenda Bankitalia. È il 16 maggio 2016 quando da Palazzo Koch viene inviata una lettera al pubblico ministero di Roma che indaga su Veneto Banca in cui si ricostruisce quanto è stato fatto per verificare l’operato di chi doveva risanare la situazione patrimoniale.

Ma Bankitalia avverte la Procura che la stessa Veneto Banca – invitata a trasmettere le proprie valutazioni circa le criticità segnalate – ha reso noto di aver avviato ulteriori approfondimenti sulla vicenda. Due anni prima, il 6 novembre 2013, il governatore Ignazio Visco aveva scritto ai vertici della Banca evidenziando l’eccessiva concentrazione di potere in capo all’amministratore delegato, Vincenzo Consoli.

Ma nonostante questi richiami la situazione è andata sempre più a peggiorare arrivando al disastro totale. Disastro anche nella Popolare di Vicenza e la mala gestione di Gianni Zonin per cui non avrà più senso attuare un sequestro, come ha sottolineato nelle ultime ore il procuratore della repubblica di Vicenza Antonino Cappelleri dinanzi alla commissione di inchiesta sulle banche presieduta da Pier Ferdinando Casini.

“La banca è stata svuotata di qualunque sostanza effettiva, poichè gli attivi di buona qualità sono stati trasferiti alla good bank e ormai temo che uno strumento concreto ed efficace non lo abbiamo più in mano per procedere con una richiesta di sequestro nei confronti di Zonin”.

Cappelleri ha sottolineato che gli ex vertici avevano creato un “ristretto gruppo di comando dal quale stavano fuori gli altri consiglieri e sindaci e hanno fuorviato e nascosto i documenti agli ispettori di Banca d’Italia” ma soprattutto ha confermato assunzioni sospette presso Veneto banca.

“Tre funzionari di Palazzo Koch – Gianandrea Falchi, Luigi Amore e Mario Sommella – e altri dipendenti pubblici sono andati a lavorare presso la Banca”.

E secondo alcuni parlamentari tra gli assunti figura anche l’ex capo della segreteria di Mario Draghi.