Private banking, per 7 manager su 10 l’aggiornamento tecnologico è cruciale

1 Settembre 2020, di Alberto Battaglia

La crescente concorrenza in materia di consulenza finanziaria non potrà che spingere il settore bancario verso un aggiornamento costante delle tecnologie e le piattaforme di advisory.
Si tratta di un’evoluzione ritenuta fondamentale per venire incontro alle esigenze di una nuova generazione di clienti e per fornire un’offerta di gestione patrimoniale unificata.

Secondo il sondaggio annuale Private Bank and Trust Survey della società di consulenza Cerulli Associates, i dirigenti stanno ponendo un forte accento sulle iniziative tecnologiche e normative in questo 2020.

Quasi tre quarti (70%) dei dirigenti delle banche private e dei trust executive citano l’importanza di aumentare l’efficienza attraverso la tecnologia, mentre il 52% cita l’implementazione di funzionalità digitali per migliorare l’esperienza del cliente.

“Alla luce della pandemia Covid-19, la tecnologia si è evoluta da componente aggiuntivo a necessità man mano che le aziende si sono convertite a un modello completamente remoto”, afferma Asher Cheses, analista senior presso Cerulli. “Andando avanti, le banche che adottano in modo strategico e proattivo le nuove tecnologie continueranno ad avere successo nell’ambiente remoto, mentre quelle che non dispongono della corretta infrastruttura tecnologica rimarranno probabilmente più indietro”, aggiunge Cheses.

Inoltre, il 52% dei dirigenti bancari ritengono che gestire l’aggiornamento al contesto regolatorio sia una fra le maggiori priorità. Ciò viene affermato con particolare riferimento al Reg BI, la nuova normativa della autorità di vigilanza Usa (la Sec) in materia di tutela dei “migliori interessi” dei clienti nei confronti dei soggetti che forniscono loro raccomandazioni sui titoli o strategie d’investimento. Quest’ultima è entrata in vigore lo scorso 30 giugno.

L’attuale contesto normativo costringe le banche a fornire maggiore trasparenza e a ridurre i rischi operativi all’interno delle loro unità di gestione patrimoniale”, ha affermato una nota di Cerulli associates, “molte banche hanno anche implementato le misure di conformità necessarie per garantire i requisiti di idoneità e che consentono alle imprese di monitorare attivamente i conflitti di interesse che potrebbero emergere durante le attività di negoziazione e costruzione del portafoglio”.