Banche “spremute”: QE ha anche implicazioni negative

30 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

LONDRA (WSI) – Non lo si cita mai tra gli effetti del Quantitative Easing, ma un piano di allentamento monetario straordinario, in particolare di tale portata – più di mille miliardi di euro impiegati anche nell’acquisto di titoli di Stato – avrà un impatto negativo sui margini delle banche europee.

Per misurare la redditività di un istituto di credito, i primi indicatori che si guardano sono le commissioni che vengono chieste a chi chiede un prestito e gli interessi che deve pagare ai correntisti.

I correntisti non stanno ottenendo grandi rendimenti da interessi sui loro risparmi, mentre chi chiede un prestito si attende interessi più vantaggiosi. Il risultato, come osserva l’Economist, potrebbe rivelarsi una tenaglia per le banche.

I mercati sono convinti che la Bce manterrà i tassi guida vicini allo zero per un periodo prolungato di tempo. Ciò rende pressoché inutilizzabile uno dei trucchi di cui le società di credito si servono per fare profitti: prendere denaro in prestito a breve termine, concedendo prestiti a lunga durata.

Il trucco perde valore nel contesto attuale. La differenza tra i tassi dei vari prestiti lungo le differenti durate e scadenze è impercettibile ora, riducendo al lumicino l’opportunità delle banche di intascare profitti facili.

Gli utili potrebbero uscirne drasticamente ridimensionati, come già avvenuto peraltro in Giappone e Stati Uniti, dove i piani di QE massicci hanno lasciato i margini delle banche guadagnati sugli interessi ai minimi degli ultimi dieci anni.

Inoltre, le banche europee partono da una posizione di svantaggio. Oltre alla metastasi del debito greco, a preoccupare gli istituti ci sono anche le attività di credito con la Russia e le società petrolifere sono ampiamente compromesse.

Dopo la debacle dell’area euro e la crisi finanziaria, molte delle banche hanno dovuto fare sforzi finanziari per espandere i bilanci e rafforzare la posizione di liquidità.

(DaC)