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Banche italiane, utili record nel 2025 tra commissioni in crescita e costi del personale in calo

Il 2025 è stato un anno di risultati particolarmente solidi per i principali gruppi bancari italiani, con utili e redditività in aumento e una trasformazione sempre più evidente del modello di business. A sostenere i conti sono state soprattutto le commissioni e l’attività assicurativa, mentre sul fronte occupazionale si registra una contrazione significativa degli organici e una progressiva riduzione del peso del costo del personale sui ricavi complessivi.

A fornire l’analisi dei dati contabili dei cinque maggiori gruppi — Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Monte dei Paschi e Bper — è la Fondazione Fiba di First Cisl che evidenzia un settore in crescita ma attraversato da profondi cambiamenti strutturali, con un orientamento sempre più marcato verso il risparmio gestito e i servizi finanziari.

Utili oltre i 27,8 miliardi e Roe al 14,7%

Numeri alla mano, nel 2025 gli utili netti aggregati dei principali istituti hanno superato i 27,8 miliardi di euro, mentre gli utili contabili complessivi pubblicati si sono attestati a oltre 26,5 miliardi. Il risultato segna un incremento del 10,6% rispetto al 2024 e conferma livelli di redditività particolarmente elevati, con un Roe pari al 14,7%.

Il margine di interesse ha registrato una flessione del 5,1% su base annua, in parte legata alla riduzione dei tassi di mercato. Tuttavia, la perdita è stata compensata dall’aumento delle entrate da servizi e assicurazioni, che hanno sostenuto la crescita complessiva dei proventi operativi.

Commissioni +6% e attività assicurativa +17,1%

Il contributo delle commissioni è aumentato del 6%, mentre il risultato dell’attività assicurativa ha segnato un incremento del 17,1%. L’incidenza complessiva di queste componenti sui proventi operativi è salita dal 36,5% al 38,9%, superando nettamente la media stimata dei principali gruppi bancari europei, pari al 27%.

Questo cambiamento evidenzia il progressivo spostamento delle banche italiane verso attività meno dipendenti dai tassi di interesse e più legate alla gestione del risparmio e alla consulenza finanziaria.

Costi operativi stabili ma personale in calo

I costi operativi complessivi sono rimasti sostanzialmente stabili, con una lieve riduzione dello 0,1%. A incidere maggiormente è stato il calo del costo del personale, diminuito dello 0,4%, che diventa –1,1% considerando anche alcune integrazioni societarie.

La riduzione dei costi del lavoro è legata anche al taglio di oltre 8.000 lavoratori, pari a una contrazione dell’organico del 3,5%. Questo andamento ha contribuito a migliorare ulteriormente l’efficienza del sistema: il cost/income ratio si è attestato al 42%, molto al di sotto della media dei principali competitor europei, stimata al 52,6%.

L’incidenza del costo del personale sui proventi operativi continua a diminuire e scende al 25,8%, rispetto al 26% registrato nel 2024.

Produttività in forte crescita

Parallelamente alla riduzione degli organici, gli indicatori di produttività mostrano una dinamica positiva. Le commissioni nette per dipendente sono aumentate dell’8,6%, mentre il risultato di gestione pro capite è cresciuto del 3,1%.

Anche gli impieghi hanno registrato un incremento complessivo del 2,8%, che diventa +1,8% al netto dei pronti contro termine pubblicati. Il dato segnala una crescita moderata ma costante dell’attività creditizia.

La qualità degli attivi rimane sotto controllo. Il rapporto tra crediti deteriorati e totale degli impieghi (Npl ratio netto) è sceso dall’1,4% all’1,2%. I crediti classificati in Stage 2 risultano in diminuzione del 5,8%, mentre il costo del rischio si mantiene estremamente contenuto, pari a 30 punti base. Questi numeri indicano una gestione prudente del credito e una buona resilienza complessiva dei portafogli bancari.

Raccolta in aumento e capitale solido

Sul fronte della raccolta, i dati mostrano una crescita sia della componente diretta sia di quella indiretta. La raccolta diretta è aumentata del 4,9%, mentre quella indiretta ha registrato un incremento del 16,9%, che diventa 7,8% depurando il dato da alcune integrazioni societarie.

Il risparmio gestito ha segnato una crescita particolarmente significativa: +22,7%, pari a +7% al netto di specifiche operazioni societarie. Nonostante la forte distribuzione di utili agli azionisti tramite dividendi e programmi di buyback, il livello di patrimonializzazione resta elevato, con un Cet1 ratio superiore al 14%.

Il confronto su lavoro e redistribuzione dei risultati

Accanto ai risultati finanziari positivi, resta aperto il dibattito sulle politiche occupazionali e sulla distribuzione dei benefici economici. I rappresentanti dei lavoratori evidenziano come l’aumento dei ricavi e della produttività sia stato accompagnato da una riduzione significativa degli organici e da un’incidenza del costo del lavoro ormai limitata a circa un quarto dei proventi operativi.

Secondo le organizzazioni sindacali, i risultati record del settore — sostenuti anche dall’impegno e dalle competenze del personale — renderebbero necessario un maggiore equilibrio nella redistribuzione dei profitti e una riflessione sulle strategie occupazionali future, soprattutto in un contesto di trasformazione digitale e crescente utilizzo di tecnologie avanzate.