Banche italiane sempre più snelle

16 Settembre 2019, di Massimiliano Volpe

L’articolo fa parte di un lungo dossier dedicato alla banca del futuro pubblicato sul numero di settembre del magazine Wall Street Italia

Una delle costanti dei piani industriali dei principali istituti di credito è rappresentata dalle indicazioni relative alla chiusura di sportelli ed alla riduzione del personale. La sfida della digitalizzazione incombe sempre di più e gli istituti del nostro Paese devono fare i conti anche con un costo del lavoro tra i più elevati d’Europa e un sistema distributivo rimasto ancorato a logiche da anni novanta che porta a una redditività tra le più modeste del Continente.

La capillarità sul territorio, che in passato ha costituito la principale forma di legame con la clientela ha perso sempre più di centralità.
Così da anni gli intermediari hanno avviato una razionalizzazione delle strutture, riducendo sia il numero degli sportelli sia quello dei dipendenti. Tra il 2009 e il 2018 in Italia il numero delle filiali è diminuito del 25%, con una contrazione di oltre 8.600 unità. A fine 2018 il numero di sportelli si aggirava intorno a quota 25.400.

Nello stesso arco temporale il numero dei dipendenti si è ridotto di oltre 50mila unità a 278mila, con una contrazione degli organici del 16%. Si può dire che, tutto sommato, siano state operazioni indolori visto che non si è ricorsi a licenziamenti ma a prepensionamenti e adesioni al fondo di solidarietà.

Si tratta di numeri importanti ma destinati a salire ancora, visto che i piani in corso prevedono uscite per quasi 30.000 unità, in parte già effettuate.
Vediamo quali sono le mosse dei principali istituti selezionati in relazione agli attivi.

 

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di settembre del magazine Wall Street Italia