Banche italiane e caso Mps: accantonamenti fino a 20 miliardi

14 Gennaio 2019, di Alberto Battaglia

Il comparto bancario sta sottoperformando l’indice Ftse Mib nella seduta di lunedì. Il mercato ha letto con diffidenza la comunicazione della vigilanza Bce a Mps, che richiedeva all’istituto un piano concreto di aumento degli accantonamenti per far fronte ai crediti deteriorati, con il suggerimento non vincolante di coprire tramite accantonamenti il 100% degli Npl entro il 2026. Vale a dire, valutare zero qualsiasi sofferenza bancaria iscritta nel bilancio entro sette anni. L’invito della Bce, è comunque, di “implementare fino a fine 2026 un graduale aumento dei livelli di copertura sui crediti deteriorati in essere”.

 

Un provvedimento che, nel nome della stabilità, pone interrogativi sulla redditività futura delle banche italiane, e non solo di Mps. L’esame Srep, infatti, è in corso per tutti gli istituti e, viste diverse categorie di rischio, assegna il patrimonio di sicurezza congruo e pone termini per gli interventi correttivi. Si capirà solo in seguito se la Bce farà rilievi analoghi anche ad altri istituti. Tenendo conto degli esiti degli ultimi stress test, sarà interessante vedere l’esito per Carige, oltre che per Ubi (-2,19%) e Banco Bpm (-2,35%).

 

Si stima che il sistema bancario italiano, al netto degli accantonamenti già effettuati, dovrebbe mettere da parte altri 20 miliardi per venire incontro alla eventuale richiesta di “coprire” tutti gli Npl.

Il Ftse Italia Banche cede al momento l’1,73% contro un calo dello 0,61% del Ftse Mib. Duro il calo per Mps: -9,19% a 1,37 euro. Fra titoli in maggiore difficoltà anche CreVal, con un calo del 4,89% e Banca Ifis (-5,39%).