Banche italiane comprano di nuovo Titoli di Stato

1 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – I titolari di conti correnti hanno ridotto gli investimenti in Titoli di Stato, ma le banche no. Quello che sembrava un allontanamento degli istituti di credito dai BTp è stato solo una breve parentesi a dicembre 2012: gli acquisti di buoni del Tesoro sono ricominciati a buon ritmo già a gennaio di quest’anno. È la fotografia che la Banca Centrale Europea ha appena scattato, guardando alla situazione bancaria comunitaria dell’ultimo mese.

I bond sovrani acquistati dalle banche italiane sono infatti tornati a gennaio a quota 377,6 miliardi di euro, ben 18,5 miliardi in più di dicembre 2012. Come spiegare questa “pausa di riflessione” così breve, seguita da un travolgente “ritorno di fiamma”? In molti direbbero che si tratta di un’operazione di window dressing, cioè di abbellimento dei bilanci in vista della chiusura dell’anno, durata giusto il tempo di incassare i rendimenti dalla vendita dei Btp e ricomprarli poco dopo. La stessa flessibilità, però, non è stata riservata a famiglie e imprese, che si sono viste ancora negare in modo rigido ogni richiesta di prestiti online o tradizionali.

Il report mensile della Bce, come di consueto, ha infatti esaminato anche la situazione del credito al consumo, restituendo ancora un dato negativo: i prestiti al settore privato sono ulteriormente scesi su base annua dello 0,9% a gennaio. Per l’Italia la dimunuzione è anche più pesante, -1,2% rispetto all’anno scorso.

Eppure le banche hanno venduto a dicembre BTp acquistati in precedenza a tassi sicuramente inferiori rispetto a quanto è stato ricavato dalla loro cessione. Per di più, la vendita di massa ha abbassato i tassi per tutto il mese di dicembre (quando si diceva che la causa erano i timori per il fiscal cliff americano), e gli stessi Titoli sono quindi stati riacquistati a gennaio a condizioni più vantaggiose.

Lo stesso fenomeno è avvenuto in Spagna con i Bonos e, come le cronache dimostrano, non è l’unica analogia fra la penisola iberica e quella italiana negli ultimi tempi. Pur considerando le dovute differenze, tanto a Madrid quanto a Roma le banche sono in crisi e le imprese soffrono a causa della stretta creditizia. Questi dati sono riportati dalla Bce, ma quello che Francoforte non sa dire è quando la priorità tornerà ad essere l’economia reale e non quella finanziaria.

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