Banche giù in Borsa: bad bank delude

27 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

MILANO (WSI) – Il piano per risolvere il problema da 200 miliardi di euro e passa di crediti deteriorati in pancia alle banche italiane non convince il mercato e gli analisti. Come ha sottolineato il Tesoro, la bad bank non includerà i crediti più rischiosi, per cui non ci può essere alcuna garanzia in questo senso da parte dello Stato. Citigroup ha ben sintetizzato in una nota la questione, sottolineando come l’efficacia del piano “resta tutta da verificare”.

Non è chiara l’efficacia dello schema, secondo gli analisti, e il mercato punisce il settore bancario in Borsa. Mancano dettagli e non si sa quale sarà il prezzo che le banche – e quindi potenzialmente i correntisti, creditori, azionisti e obbligazionisti – dovranno sborsare.

Da inizio anno i prezzi delle banche italiane, MPS in primis che si teme rimanga esclusa dal risiko delle popolari, sono in preda alla vendite e alla volatilità. I mercati hanno paura che la qualità degli asset e la liquidità non siano tali da poter superare indenni la crisi attuale. Un impatto negativo lo hanno avuto anche gli sviluppi incerti sulla creazione della bad bank.

Dopo un anno di negoziati, l’Italia e la Commissione Ue sono finalmente giunte a un accordo ieri sul meccanismo di garanzia delle sofferenze lorde, che a novembre hanno toccato i 201 miliardi. Sono state pari a 86 miliardi invece quelle nette (ovvero tenuto conto degli accantonamenti). Dal 2009 i crediti inesigibili lordi sono e ora rappresentano intorno al 18% dei prestiti. Sette anni fa la percentuale era dell’8%.

Nell’affrontare il problema dei Non Performing Loans l’Italia si è mossa in colpevole ritardo rispetto ad altri paesi come la Spagna, e ora ne paga il prezzo. I creditori degli istituti coinvolti nel piano della bad bank dovranno accollarsi le perdite, ora che è entrato in vigore in area euro il piano dei bail-in, che sostituisce i precedenti programmi di bail-out, dove a partecipare al salvataggio erano i contribuenti dell’area euro. Sarebbe stato tutto più facile se un accordo fosse stato negoziato con Bruxelles prima del 2016 come ha fatto anche il Portogallo con Novo Banco e Banif, salvate non a caso a dicembre.

Secondo il nuovo programma convenuto dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e Margrethe Vestager, commissario alla Concorrenza europeo, le banche venderanno i crediti deteriorati agli investitori tramite un processo di cartolarizzazione e a quel punto il governo si occuperà di garantire le tranche senior della nuova carta emessa.

In dubbio l’efficacia del piano

Padoan ha spiegato che non verranno offerte garanzie per i crediti più rischiosi. Le garanzie, inoltre, non possono avere un valore troppo alto, altrimenti verrebbero considerati aiuti di stato, violando le norme europee in materia concorrenziale.

“Il prezzo della garanzia – spiega il Financial Times – sarà fissato in base al prezzo del Cds a tre anni degli emittenti, con un profilo di rischio simile a quello del prestito sottostante”. Il prezzo aumenterà gradualmente, per rispecchiare il rischio crescente per chi continua a detenere un credito deteriorato con il passare del tempo e anche per dare un incentivo agli acquirenti dell’NPL”.

La soluzione non ha soddisfatto i mercati, tuttavia, almeno a giudicare dalle reazioni odierne in Borsa. Ad accusare i cali maggiori sono state Ubi Banca e Pop Emilia. Il titolo della prima è stato sospeso per eccesso di ribasso con un calo teorico del -5,6%. Unicredit pure, è stata sospesa con un -3,7%. Congelate anche le contrattazioni su Pop Milano, dopo una perdita del 2,7%.

I titoli del Monte Paschi di Siena sono invece positivi oggi, dopo che ieri erano invece stati una delle rare note negative del settore con un -3%. Il settore bancario nel suo complesso (indice benchmark All-Share banks) scambia in flessione di oltre il 2,5% al momento.

Secondo Citigroup “mancano ancora troppi dettagli in particolare il prezzo che le banche dovranno pagare al governo per le garanzie statali, che sarà un nodo cruciale per stabilire l’efficacia dello schema”.

Un prezzo troppo alto renderebbe non conveniente per la banca il trasferimento del prestito inesigibile alla bad bank e potrebbe aprire la porta alla carenza di nuovi capitali. Un prezzo troppo basso violerebbe invece le norme europee che vietano gli aiuti di stato e implicherebbe perdite per gli investitori e potenzialmente per gli obbligazionisti e i correntisti con più di 100 mila euro depositati in banca.

Insomma, lo schema è considerato “una versione molto più ammorbidita rispetto a quella vista dal 2008 in altri paesi Ue come Spagna e Irlanda e per questo motivo probabilmente avrà un impatto inferiore sui bilanci delle banche”.