Banca Generali e Talent Garden all’università per le ricette di innovazione

4 Giugno 2019, di Massimiliano Volpe

“La nostra ambizione è quella di essere degli innovatori in termini di crescita sostenibile portando valore nel tempo al sistema e alla collettività che gravita intorno alla banca”. Con queste parole l’amministratore delegato di Banca Generali – Gian Maria Mossa– ha risposto alle domande di oltre 300 studenti dell’università Cattolica nel confronto “Ricette di Innovazione” organizzato insieme al professor Federico Rajola, docente di organizzazione aziendale e responsabile del Cetif, e Davide Dattoli, giovane fondatore e Ceo della start up Talent Garden, considerata tra i gioielli delle nuove aziende in Europa tanto che il 28enne bresciano è stato inserito nella lista dei 30 personaggi più influenti under 30 dalla rivista americana Forbes.

 

 

Nella tavola rotonda l’interesse dei ragazzi converge subito sul tema della crescita che per la start up di Dattoli è fisiologico per dare consistenza alle ambizioni presentate durante il fund raising-
“Cresciamo del 100% ogni anno dal 2013 ma ci confrontiamo con realtà globali che possono contare su risorse elevatissime”.

Talent Garden ha raccolto 60 milioni da investitori privati per costruire centri di co-working all’insegna di un ecosistema digitale in cui far crescere giovani professionisti e aziende informatiche, ma il suo primo competitor negli Stati Uniti può contare su 11 miliardi raccolti a New York.
L’azienda bresciana vanta una presenza in 8 Paesi europei, 160 dipendenti e 25 spazi tutti occupati per la quasi totalità avendo centrato un bisogno sostanziale: quello della flessibilità per gli spazi commerciali viste le criticità del mercato immobiliare e la necessità di ambienti costruttivi per dar forma alle aspirazioni di giovani professionisti che non trovavano spazi nel mercato del lavoro tradizionale.

“Le aziende stanno puntando con decisione sull’innovazione, sia comprando tecnologia, sia andando a ricercare le start up che meglio possano integrare il proprio business” spiega il professor Rajola. Anche Mossa sposa la rivoluzione del fintech, ma non nel senso classifico delle accezioni B2C, ovvero nelle disintermediazioni di algoritmi o transazionale, preferendo un approccio “open” e ibrido, con un mix di competenze esterne e interne, per massimizzare l’impatto sui processi e sui servizi da mettere a disposizione dei propri banker e dei clienti.
“Siamo uno dei player a maggior tasso di crescita tra gli asset gatherer europei; in 5 anni siamo passati da 25 ad oltre 61 miliardi di masse; pensiamo da start up in tanti ambiti di processo e il digitale ci consente di valorizzare i nostri professionisti e il loro talento”.
Talento e tecnologia che, come per Dattoli, sono gli ingredienti per tracciare un percorso protagonisti nell’innovazione di oggi e domani.