Banca Etruria, con insolvenza possibili nuovi indagati

15 Gennaio 2016, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – Se Banca Etruria viene dichiarata insolvente le indagini toccheranno i vertici. Questo è quanto il 28 dicembre scorso affermava innanzi al Csm il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, titolare delle inchieste giudiziarie su Banca Etruria. I 15 amministratori e i cinque sindaci di Etruria cui Bankitalia ha mosso rilievi “non sono stati indagati solo perché la banca può tranquillamente, finché è un ente privato in bonis, utilizzare e sperperare il proprio denaro”, mentre “se la società dovesse andare in insolvenza è chiaro che tante cose lecite potrebbero assumere un altro rilievo”. E’ quanto già avvenuto, del resto, quando tale dichiarazione d’insolvenza è stata fornita dal commissario liquidatore Giuseppe Santoni, proprio lo stesso 28 dicembre.

A carico di Rossi è stata aperta una procedura da parte del Consiglio superiore della magistratura per appurare la compatibilità del pm, che svolgeva un incarico di consulenza per il governo sino alla fine dell’anno scorso, con le indagini su Etruria il cui vicepresidente era il padre del ministro Maria Elena Boschi, Pierluigi.

A quest’accusa d’incompatibilità Rossi aveva risposto affermando di non conoscere “nessuno della famiglia Boschi” e, sulla possibilità di avere ricevuto influenze sul suo incarico ha voluto “chiarire, perché altrimenti sembra che indaghi tutti tranne il padre del ministro: è il contrario, io non indago nessuno tranne i vertici decisionali della Banca dell’Etruria”.

Mentre la procedura del Csm è ancora in atto e sarà probabilmente conclusa lunedì, il consigliere non togato in quota centrodestra, Pierantonio Zanettin, afferma di aver “riscontrato incongruenze apparentemente inspiegabili tra quanto emerso nell’audizione del procuratore Rossi e quanto si evince dalla relazione di Bankitalia sulla presenza, a partire dal maggio 2014, del vicepresidente Boschi all’interno della Commissione consiliare informale citata da Bankitalia, che i giornali qualificano come Comitato ombra”; la presenza di Boschi in questo organismo che prendeva le decisioni più importanti senza informare il Cda è stata “smentita in modo netto” dal procuratore Rossi.