Balzo indici Usa, ma Soros, Buffett e Paulson fanno dietrofront

6 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma (WSI) – Wall Street è inarrestabile, ma loro questa volta non se ne sono accorti. Seduti su un patrimonio netto in continua ascesa, secondo una indagine realizzata da Bloomberg, sulle Borse sono stati prudenti che mai. Il guru dei mercati, Warren Buffett, ha di recente denunciato la “deludente performance” di aziende americane come Johnson & Johnson, Procter & Gamble e Kraft Foods.

Dall’ultimo rapporto stilato per la sua holding Berkshire Hathaway, è, infatti, emerso che Buffett ha drasticamente ridotto la sua esposizione verso i titoli azionari che dipendono dalle abitudini di acquisto dei consumatori.

La Berkshire ha venduto circa 19 milioni di azioni Johnson & Johnson e ridotto la sua esposizione complessiva al settore dei prodotti di consumo del 21%. Di fronte alla fotografia di un’economia americana che dipende al 70% dalla spesa dei consumatori, per Buffett sono preoccupanti le prospettive per queste società.

Ma la sua posizione non è isolata. Anche un altro miliardario, John Paulson, attraverso il suo hedge fund, Paulson & Co., ha scaricato 14 milioni di azioni JPMorgan Chase, chiuso la sua posizione su Family Dollar e Sara Lee.

E ancora George Soros ha venduto quasi tutti i suoi titoli bancari, incluse le azioni di JPMorgan Chase, Citigroup e Goldman Sachs. Eppure di fronte a questa strategia Robert Wiedemer, analista finanziario e autore del best-seller “Aftershock”, non si stupisce.

L’esperto sostiene che la politica di continua iniezione di liquidità praticata dalla Federal Reserve sarà la causa di una crescita incontrollabile dell’inflazione, con un impatto violento sulle Borse. “E’ una certezza matematica che quando si rompe la diga, i tassi di interesse aumenteranno e i mercati azionari crolleranno“, spiega.

“A quel punto le aziende spenderanno più soldi per coprire i loro oneri finanziari che per i costi di espansione delle attività. Ciò significherà margini di profitto più bassi, minori dividendi, meno assunzioni e più licenziamenti”. Come dire: il Toro timido ma robusto di queste settimane a Wall Street non deve trarre in inganno.