AZIENDE USA:
MAI PIU’
PRESIDENTE & CEO

16 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Maurice Greenberg, presidente e amministratore delegato dell’American international group, maggiore compagnia di assicurazioni del mondo, è stato rimosso da amministratore delegato dopo le indagini della Sec (la Consob americana), del procuratore generale di New York Eliot Spitzer e del ministero della Giustizia, sul presunto gonfiamento di riserve della compagnia effettuato nel 2000 attraverso un complicato contratto di riassicurazione con la General Re, sussidiaria di Berkshire Hathaway, società controllata da Warren Buffett.

Non si sa se l’accusa sia fondata, ma vi indagano ben tre autorità che nel capitalismo americano, dopo gli scandali di Enron e di WorldCom, hanno particolare rilievo. E quando un personaggio come Spitzer, cui tocca garantire l’integrità di Wall Street, inizia un’inchiesta su contabilità gonfiate, i consigli di amministrazione cominciano a tremare e inizia la caccia alle streghe.

Greenberg, chiamato famigliarmente Hank (l’anellone dell’ancora), era già a capo di Aig nel 1968, quando la quotò in Borsa: 37 anni, un autentico record per i capi d’impresa americani, che fa impressione anche in Europa dove i capitani dell’industria e della finanza regnano più a lungo. E una ragione c’era per questo record di longevità: a Greenberg spetta un altro primato, questa volta a beneficio della sua impresa e del suo pubblico di azionisti.

Le azioni sono aumentate da allora del 3 mila per cento e il guadagno degli azionisti, fra aumento del valore dei titoli e utili ricevuti è, secondo gli analisti, del 6 mila per cento. Ma Greenberg ha la colpa di avere cumulato le due cariche di presidente e a.d., scelta largamente praticata nel mondo degli affari americano, sulla base del loro concetto di democrazia presidenziale. E la sua gestione è stata particolarmente autocratica.

Ora dopo il caso Enron, è diffusa la convinzione che sia meglio dividere i poteri nelle società. Intanto il titolo in Borsa è sceso dello 1,5 per cento. Non molto di fronte a una rivoluzione così ampia. Segno che si fa strada il principio che occorre avere un a.d. che, anche se ha ampi poteri di gestione, risponda al presidente: una sorta di premier.

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