Perché l’auto a idrogeno non ha sfondato (e non lo farà per molto tempo)

28 Febbraio 2019, di Alberto Battaglia

Con il boom, anche mediatico, delle auto elettriche l’attenzione su un’altra forma alternativa al motore a combustione interna è quasi svanita del tutto: l’auto a idrogeno. Le stesse case automobilistiche, dopo aver studiato l’ipotesi di una maggiore diffusione per questa tecnologia, hanno definitivamente scommesso sulla strada delle batterie al litio.

Fra i pochi costruttori che hanno insistito sull’idrogeno c’è Toyota, che dovrebbe sbarcare in Italia nel corso di quest’anno con la sua Mirai. Dal 2015 questo modello ha venduto circa 6mila pezzi in tutto il mondo. E se obiettivamente si tratta di numeri sono irrisori, una ragione è facilmente individuabile: il prezzo di listino supera i 60mila euro. Gli elevati costi di questa tecnologia, infatti, sono uno degli ostacoli principali che hanno bloccato finora una maggiore diffusione.

Ad auto a idrogeno resta un vantaggio: risorsa illimitata

A indagare i motivi per i quali l’idrogeno non ha sfondato è stato , Consultant Energy & Utilities presso Sia Partners, in un intervento pubblicato su OilPrice. Oltre al costo della vettura, è il prezzo dello stesso idrogeno a risultare meno conveniente rispetto alla controparte elettrica.

“L’idrogeno costa 10 euro al chilo nell’Ue e 14 dollari negli Stati Uniti, un quantitativo sufficiente per 100 km”, ha spiegato Meliksetian, “al contrario, i veicoli elettrici sono molto più efficienti”. I veicoli ad idrogeno inoltre richiedono l’installazione di infrastrutture aggiuntive per trasportare l’idrogeno ai consumatori.

“Il sistema sarebbe simile alla tradizionale industria petrolifera come oleodotti, depositi e stazioni di rifornimento”, ha proseguito il consulente di Sia Partners, “i veicoli elettrici, tuttavia, richiedono un investimento di gran lunga inferiore nelle infrastrutture di trasporto per via della rete elettrica già esistente”.

Alle auto ad idrogeno, però, resta un vantaggio nel lungo periodo. Mentre i metalli necessari per la costruzione di batterie sono relativamente rari e sono una risorsa finita, l’idrogeno è un risorsa virtualmente illimitata. Gli ostacoli attuali su costi e infrastrutture, infine, potrebbero diventare più aggirabili in futuro.