Aumenta corsa agli sportelli in Grecia

26 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ATENE (WSI) – I timori per una vittoria di Syriza alle elezioni generali, esito poi confermato dal voto, ha scatenato una corsa agli sportelli in Grecai.

In una settimana, infatti, sono usciti dalle banche 8 miliardi di euro, più che nei due mesi precedenti di dicembre e gennaio messi insieme.

A segnalaro è la banca JP Morgan, in un rapporto in cui si osserva come probabilmente le banche greche sono state costrette a chiedere più denaro in prestito del solito in dicembre, proprio per porre rimedio alla perdita di depositi ma anche a un accesso ridotto ai mercti creditizi dei pronti contro termine.

Dal bilancio mensile della Banca centrale greca è emerso un incremento significativo dei prestiti chiesti alla Bce da parte degli istituti di credito ellenici. L’aumento è stato di 11 miliardi, a quota 57 miliardi. La somma tiene conto anche di un miliardo di Emergency Liquidity Assistance, ovvero gli aiuti concessi da Francoforte alle banche solventi che riscontrano però problemi momentanei di liquidità.

La notizia dell’approvazione del sostegno finanziario da parte della Bce è incoraggiante. Draghi ha aperto la porta a nuovi ELA che potrebbero aiutare Atene a posticipare la scadenza del debito da ripagare ai creditori internazionali, prevista per il 28 febbraio. Due sono le condizioni poste: le banche elleniche aiutate devono essere solventi e devono avere un collaterale sufficiente.

Al dicembre 2014 le banche greche hanno chiesto in prestito appena un miliardo tramite gli aiuti ELA, ma avevano molto più collaterale con la Bce. In totale era pari a 23 miliardi alla fine dell’anno, il che sarebbe sufficiente al sistema bancario greco per arrivare a chiedere in prestito 11 miliardi da Francoforte con il sistema sopra citato.

Se le cifre riguardanti i flussi di denaro in uscita dai depositi bancari riportati dalla stampa nel mese di dicembre (3 miliardi) sono accurati e a essi si aggiungono gli acuisti sul mercato dei fondi offshore del Lussemburgo e di altri paradisi fiscali, si ottiene una cifra pari a 4 miliardi di soldi prelevati nelle prime due settimane di gennaio e 8 miliardi nella sola ultima settimana.

È un deja-vu: un simile fenomeno si era verificato difatti già durante la precedente crisi greca. D’altronde come dare torto ai greci che si stanno precipitando agli sportelli delle loro filiali. Se voi foste in loro, vi fidereste ad avere conti denominati in euro o avreste paura di una confisca?

(DaC)