Argento, “flash crash opera dei governi per spaventare investitori”

11 Luglio 2017, di Alberto Battaglia

I recenti flash crash sperimentati nei mercati dei metalli preziosi sono spesso stati attribuiti a errori umani (“fat fingers”, cioè tocchi imprecisi) oppure a falle negli algoritmi che regolano il trading automatico delle case d’investimento. A sostenere, invece, che si tratti di una speculazione organizzata sono i dealer della Fisher Precious Metal.

 

Secondo la cofondatrice Lynn Fisher, l’ultimo crash dell’argento, che lo scorso 6 luglio ha ceduto nell’overnight market l’11% nel giro di un minuto, è stata con ogni probabilità una mossa speculativa. “Si è supposto che sia stata una delle seguenti ragioni: un broker che ha liquidato una posizione enorme del suo cliente, un vero e proprio algoritmo, la Banca del Giappone che ha liquidato 6mila contratti, oppure una manipolazione aperta per acquistare l’oro a prezzo inferiore attraverso l’argento”, scrive Fisher, “tuttavia, la maggior parte delle speculazioni dei media mainstream ha indicato un trading elettronico o algoritmico come causa del flash crash”.
“A nostro umile parere”, prosegue la Fisher, “l’aperta manipolazione è evidente” nel caso del 6 luglio, in quanto l’operazione è avvenuta dopo la chiusura del mercato Usa e sull’apertura di Tokyo, “Questo è stato fatto specificamente in modo che gli ordini non dovessero essere riempiti di argento fisico Comex. Nessun inventario fisico del metallo si è mosso, è stato un movimento di carta complicato, eseguito con estrema precisione”. Secondo la Fisher sarebbero “i governi” ad avere interesse nel creare questi crolli improvvisi e accrescere la volatilità del settore poiché “sperano di ridurre l’investimento nei soldi reali dei metalli preziosi e incrementare l’acquisto di valute nazionali”, ossia di moneta fiduciaria (Fiat money). Ovviamente, anche questa è una speculazione che manca, come nel caso dell’ipotesi del “fat finger”, di alcuna prova concreta. Cnbc ha ricordato come questo genere di eventi, però, abbiano colpito anche altri settori oltre a quello dei metalli preziosi, suggerendo che il problema risieda nel computer trading automatico di derivati e opzioni.

Prima del caso del 6 luglio, era stato l’oro a subire la repentina liquidazione di 1,8 milioni di once nel giro di pochi minuti a fine giugno, una frustata che nemmeno eventi come la Brexit avevano generato in termini di volumi sul mercato del bene rifugio per eccellenza.