Argentina, Kirchner mentì per avere da Iran favori sul petrolio

15 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

BUENOS AIRES (WSI) – Nuovi guai giudiziari per la presidente argentina. Cristina Kirchner è accusata di avere cospirato per insabbiare un’indagine sul ruolo dell’Iran in un attentato che ha colpito Buenos Aires nel 1994, con l’obiettivo di ricevere favori su una serie di affari legati al petrolio.

Nel mirino del procuratore federale argentino Alberto Nisman sono finiti anche il ministro degli Esteri e altri funzionari del governo. L’indagine si sarebbe dovuta occupare del coinvolgimento dell’Iran in un attacco esplosivo a un centro ebraico a Buenos Aires nel 1994 che causò la morte di 85 persone e il ferimento di almeno 200.

Intanto il paese, che ha fatto default sul debito per la seconda volta in 13 anni lo scorso luglio dopo che la causa intentata da una serie di fondi hedge americani creditori dell’Argentina, deve fare i conti con un restringimento delle riserve in valuta staniera (scese a 30 miliardi di dollari a fine 2014), meno dell’ammontare necessario per pagare sei mesi di importazioni.

Il calo dei prezzi delle materie prime significa che meno dollari arrivano nel paese sudamericano. Il governo ha risposto riducendo le attività di import, il che ha portato a una scarsita di alcuni beni al consumo e di offerta nelle fabbriche.

È una delle ragioni per cui l’economia dovrebbe contrarsi dell’1% circa nel 2015. I pagamenti del debito durante l’anno in corso esauriranno un altro 40% delle riserve internazionali.

In dicembre l’Argentina ha tentato di limitare il trend offrendo agli obbligazionasti che dovevano essere ripagati nel 2015 nuovi titoli di stato che scadono nel 2024. Ma la mossa ha fallito miseramente: solo il 4% dei creditori ha aderito volontariamente allo scambio di debito.

Le cose si sono messe così male che secondo gli osservatori internazionali, il governo farà certamente un’altra offerta ai detentori di bond ora che la clausola RUFO è scaduta, rendendo il costo sostenibile.

Un accordo renderebbe più facile per lo Stato prendere dollari in prestito, un intervento di cui il paese ha disperato bisogno per pagare le importazioni. Ma Kirchner deve sbrigarsi e i problemi legali rischiano di intralciare il suo operato e far precipitare la crisi politica.

Che poi Kirchner, che ha sempre definito i fondi speculatori creditori come ‘avvoltoi’, paghi adesso gli obbligazionisti sarebbe quanto meno strano e i vantaggi economici sarebbero limitati.

Kirchner lascerà l’incarico di presidente dopo le elezioni di ottobre e farà di tutto per lasciare un’immagine buona di sè e del suo operato. Gli scettici si chiedono retoricamente perchè e cosa ci guadagnerebbe allora nel strappare un accordo che porterà benefici politici e di popolarità al suo successore?
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Il ricordo che lascerà ai posteri rischia di essere macchiato da un nuovo scandalo. Secondo il procuratore Nisman, Kirchner avrebbe chiesto al suo ministro degli Esteri Hector Timerman e ad altri funzionari di attivarsi per trovare una qualche forma di immunità per alcune persone di origini iraniane sospettate per l’attacco, sperando in questo modo di migliorare i rapporti diplomatici e commerciali con l’Iran per ottenere forniture di petrolio a prezzi più vantaggiosi e attenuare così i problemi dovuti alla crisi energetica in Argentina.

Il piano alla fine non sarebbe stato comunque realizzato. Le domande del procuratore, che da anni indaga sulle stragi del 1994, dovranno essere ora valutate dal giudice federale Ariel Lijo e una decisione potrebbe richiedere molto tempo.

Fonti:

Clarìn

The Economist

(DaC)