Apple: perché iBond quando si hanno 145 miliardi in banca?

2 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Con l’iBond, un record nella storia delle emissioni corporate, Apple potrà contare su risorse senza rimpatriare la liquidità per oltre 100 miliardi di dollari che detiene fuori dagli Stati Uniti e sulla quale si troverebbe a pagare imposte elevate in caso di rimpatrio di capitali. L’operazione ha quindi una valenza puramente fiscale, anche se viene presentata come un’operazione conveniente visti i tassi di interesse molto bassi.

In totale Apple ha in cassa circa $145 miliardi. Un ammontare cash massiccio, a cui pero’ non puo’ fare affidamento senza incontrare carichi fiscali pesantissimi. E che non sono sufficienti al gruppo per meritare una tripla A come quella che puo’ vantare Microsoft, i cui flussi di ricavi vengono considerati dalle agenzie di rating meno volatili della rivale californiana.

Il ritorno sul mercato del debito segna il ‘riavvicinarsi’ di Apple a Wall Street: dallo sbarco in Borsa nel 1980 e dall’ultima emissione di bond nel 1996 Cupertino non ha quasi avuto bisogno dei suoi servizi. Pur avendo sposato una ex Goldman Sachs, a Steve Jobs infatti non erano mai piaciuti i banchieri e – secondo indiscrezioni – il fondatore preferiva stringere accordi e portare avanti operazioni senza il loro aiuto.

Ma secondo i fiscalisti dietro questa mossa del gruppo di Cupertino si nasconderebbe anche la volontà della società di evitare gli effetti di una potenziale proposta d’imposta fino a 9 miliardi di dollari.

Spiegano che decidendo di emettere il bond da 17 miliardi di dollari, Apple non si troverà nelle condizioni di dover riportare a casa i proventi realizzati all’estero. Su questo denaro il gruppo avrebbe, infatti, pagato un obolo in tasse di circa il 35% secondo diversi avvocati e commercialisti.

“C’è un enorme risparmio fiscale per Apple nel prendere in prestito denaro invece di riportarlo di nuovo gli Stati Uniti”, sottolinea Kevin Phillips, socio fiscale dello studio internazionale Baker Tilly. “La società in questo manterrà sempre 100 milioni di dollari di credito senza dover scendere troppo a patti con il fisco ogni anno.”

La società fondata da Jobs e Wozniak ha emesso 17 Mld$ di obbligazioni, segnando il record nella storia delle emissioni corporate, al fine di finanziare parte dei 100 Mld$ complessivi che verranno distribuiti agli azionisti nei prossimi tre anni. La scelta di Apple (che ha 145 Mld$ di liquidità di cui 102 Mld$ circa all’estero) di indebitarsi è dovuta ai risparmi sulle tasse derivanti da tale operazione, oltre al beneficio dei bassi tassi di mercato.