Appalto pubblico in tribunale: aggiudicazione anomala

17 Giugno 2017, di Giovanni Falcone


Si apprende da fonti di stampa di una presunta “triangolazione di interessi” nella capitale dell’economia nazionale, con alcuni protagonisti di tutto rispetto fra “Istituzioni e impresa”.

Si parla di impresa di servizi – la Edicom Finance – che in un appalto Expo, straccia la concorrenza con un ribasso sulla base d’asta del 72,5%, della Stazione appaltante – la Camera di Commercio di Milano – e niente che po’ po’ di meno il locale Tribunale.

E’ come dire che vinco un appalto, nel senso che mi viene aggiudicata una fornitura o un servizio sol perché lo faccio “gratis”.

Cose turche, verrebbe da dire.

Pare addirittura, ove già questo non dovesse bastare che la Edicom Finance, abbia la sede nello Stato americano di Delaware, famoso paradiso fiscale e meglio noto al grande pubblico per la “buconero Llc” dello scandalo Parmalat.

A prescindere dall’esito della vicenda che letta così sembra scandalosa dove  certamente gli sviluppi non si faranno attendere in ordine ad una presunta “turbativa d’asta”, tra ulteriori indagini o accoglimento della richiesta di archiviazione all’esame del locale Giudice delle Indagini Preliminari[1], voglio raccontare una vicenda vissuta direttamente nell’ambito di un’aggiudicazione al “massimo ribasso”, nella veste di appartenente alla Guardia di finanza.

Negli uffici dove lavoravo verso gli inizi degli anni ’90, il pomeriggio di ogni giorno – con esclusione dei festivi – passava la “signora delle pulizie”, accompagnata da un ragazzino dell’apparente età di 7/8 anni che scoprii di lì a poco essere suo figlio.

Il ragazzino, tutti i giorni, “dava una mano” nel lavoro di pulizia quotidiana di tutta la caserma dove mi trovavo allocato per lo svolgimento del mio lavoro.

Nel prosieguo, alla mia osservazione circa la presenza assolutamente inopportuna del “ragazzino” al quale chiesi se andava a scuola e le ragioni per le quali non stava a casa a fare i compiti, mi rispose la madre: “Comandante, io sono da sola e devo pulire ogni giorno questa caserma che è grandissima. L’aiuto di mio figlio è indispensabile. Sono sconvolto ancora adesso al solo pensarci.”

Ecco, la conclusione è amara significando che se viene presentata una offerta con oltre il 30/50% di ribasso sull’importo fissato con la base d’asta nel bando di gara, vorrà dire che l’impresa aggiudicataria per “recuperare” quel guadagno che ha perso nell’offerta – necessaria soltanto per battere la concorrenza – metterà a dura prova la qualità del servizio, escogitando come nel caso descritto, ogni espediente possibile come un “lavoro nero” di fatto.

In questi casi, il minimo che si dovrebbe fare, dopo aver verificato la regolarità fiscale e contributiva adeguata in funzione all’entità dell’appalto – c.d. DURC, Documento Unico di Regolarità Contributiva all’Inps – dovrebbe essere quello di escludere d’ufficio l’impresa truffaldina[2].

Spesso non è così, pare!

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[1] In terra di Calabria, un Procuratore della Repubblica, quando si vedeva respingere una “richiesta” dal locale Ufficio del GIP lo apostrofava definendolo “Il genio degli Intoppi preliminari”

[2] Sembra che oggi, con il Nuovo Codice degli appalti pubblici (D.lgs n.50/2016) debba valutarsi il rapporto “qualità/prezzo” nell’esame dell’offerta economicamente più vantaggiosa

 

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