Evasione: anagrafe rapporti finanziari, riscaldamento in corso

26 Ottobre 2017, di Giovanni Falcone

Anagrafe rapporti finanziari: riscaldamento in corso

Il contrasto all’evasione fiscale per funzionare ha bisogno di un  adeguato riscaldamento e preparazione della macchina organizzativa, alla cui conclusione si parte e allora, tuona il nostro Ministro delle Finanze Pier Paolo Padoan,  saranno dolori: almeno a chiacchiere!

Dopo la mitica legge denominata “manette agli evasori” – legge n.516/82 – vissuta fino a marzo del 2000, gli evasori, qualunque fosse stato l’importo sottratto alla tassazione, laddove scoperti e nella peggiore delle ipotesi erano sanzionati con “arresto e ammenda”: in pratica una contravvenzione, corrispondente al genitore che rifila uno scappellotto al figlio disobbediente.

Poi alla fine dello scorso millennio si cominciò a fare sul serio – ovviamente solo cominciare e li pare essere rimasti – cominciando a considerare delitto – punito con reclusione e multa – per danni erariali superiori ad una certa soglia economica. Da quella data, anche l’evasione fiscale, divenne “reato presupposto al riciclaggio di denaro sporco”.

Insomma da quella data si cominciò a pensare che l’evasione fiscale doveva essere in qualche modo contrastata.

Qualche mese addietro, in ordine al pessimo funzionamento dell’Anagrafe dei rapporti finanziari inquadrata nell’ambito dell’Anagrafe tributaria, ha stilato un giudizio impietoso che, in qualche misura, ha tracciato i noti limiti della Pubblica amministrazione in termini di complessiva “inefficienza”([1]).

Question time Ministro Padoan

In risposta ad una interrogazione posta dall’ex viceministro di scelta civica Enrico Zanetti, sono arrivate le giustificazioni dall’addetto ai lavori numero uno: Ministro Pier Paolo Padoan.

L’Anagrafe dei rapporti, resa operativa nel 2011 con la legge “Salva Italia”, per entrare a regime ha dovuto superare enormi difficoltà, soprattutto legate alla privacy.

Oggi, continua il Ministro, l’infrastruttura è pronta a mettere nel mirino i soggetti con una salute finanziaria troppo florida rispetto ai redditi dichiarati.

“Se fossi un evasore non avrei la benché minima paura”

Personalmente siamo pessimisti, nella misura in cui, come ho avuto modo di dire in altra occasione, la marea di informazioni che perviene all’Anagrafe tributaria dal mondo bancario e finanziario è talmente elevata la cui gestione è umanamente impossibile.

Contrasto all’evasione fiscale: l’uovo di Colombo

Da sempre, l’interesse all’evasione è direttamente proporzionale a due ordini di fattori:

  1. L’alta incidenza della tassazione;
  2. La convinzione, sperimentata nei fatti, di non essere scoperti e di farla franca.

Al netto della necessità da tutti avvertita circa un ridimensionamento degli appetiti tributari della nostra Pubblica amministrazione – ma questo sarà possibile soltanto in presenza di una più oculata gestione delle risorse – l’impostazione che bisogna modificare al fine di invertire l’attuale trend, è quello di modificare la “fonte d’innesco” per avviare un’attività di verifica.

Questa nuova fonte d’innesco può derivare soltanto dal mondo delle banche le quali, agendo nella veste di “sostituti d’imposta” per conto dell’erario fanno la ritenuta alla fonte sul risparmio amministrato.

Partendo da una certa soglia di ritenuta, con la formula inversa si può conoscere in  tempo reale l’ammontare complessivo della “giacenza media” dei rapporti in essere.

Quando lavoravo in banca, ho avuto modo di gestire rapporti con elevatissime giacenze – di solito coniugi di noti imprenditori con i bilanci in perdita o nella migliore delle ipotesi in pareggio – che allocavano il “nero aziendale” su conti extracontabili (mogli, suocere, figli, amanti, ragioniere tutto fare etc.).

Quando suggerii questa soluzione ad un vecchio Senatore della Repubblica, questo ebbe a dirmi:

“Capitano, la sua idea, con tutto il rispetto, è una soluzione di una tale semplicità che non posso pensare che lei sia stato il primo ad averla pensata. Ciò detto, se non viene applicata è perché manca la volontà politica!”

Poi abbiamo il mondo delle “Partite IVA morte”, un altro percorso indispensabile per un efficace contrasto alla imposizione indiretta.

Ma questo è un altro discorso.
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[1] Evasione fiscale, anagrade rapporti di conto un disastro senza precedenti/