Allarme Comuni. “Per la casa 1,5 miliardi o bilanci impossibili”

6 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – I Comuni sono “allarmati” sulla nuova tassazione che raggruppa la casa, i servizi indivisibili dei Comuni (quali l’illuminazione, i servizi cimiteriali, la manutenzione delle strade), la tassazione dei rifiuti. Al termine dell’ufficio di presidenza dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci), il leader dei sindaci Piero Fassino ha infatti spiegato che se la nuova Iuc resta così come è attualmente configurata dalla legge di stabilità “i Comuni nel 2014 avranno un introito inferiore a quello che avrebbero avuto dalla somma di Imu e Tares e ciò è inaccettabile”.

In particolare, secondo i calcoli dei sindaci è la Tasi componente della Iuc, a non assicurare un gettito equivalente all’Imu. Nella versione inserita nella Stabilità, infatti, la nuova Imposta unica prevede un tetto massimo d’imposizione al 10,6 per mille per la parte patrimoniale (Imu), la Tasi (servizi) e la Tari (rifiuti).

Ma molti Enti locali avevano già portato a quel livello l’Imu sulle abitazioni diverse da quella principale, quindi dovrebbero di fatto annullare il gettito della Tasi per rientrarvi. Fassino ha poi spiegato che “mancano 500 milioni di euro per assicurare le detrazioni e manca un altro miliardo di euro per compensare le minori aliquote applicate rispetto all’Imu. Siamo allarmati – ha sottolineato il sindaco -, che ha chiesto: “Va approvata una soluzione nella Legge di Stabilità altrimenti nessun comune nel 2014 sarà in
grado di fare i bilanci”.

Proprio in tema di tassazione della prima casa, intanto, si lavora perché sui cittadini non gravi il pagamento della “mini-Imu”, l’extragettito previsto nei Comuni che hanno aumentato le aliquote rispetto allo standard del 4 per mille e che allo stato attuale grava per il 40% sui residenti.

“Si farà tutto il possibile per evitare” la mini-imu, assicura uno dei due relatori sul decreto legge che tratta anche il tema della rivalutazione delle quote di Bankitalia, Andrea Olivero (Scelta Civica). Anche il co-relatore, Federico Fornaro (Pd), assicura che c’è “la volontà e il desiderio di evitare” questo rimborso. “Abbiamo letto della disponibilità del governo, dopo l’incontro con l’Anci, a ragionare su questo tema”.

Anche se non sono ancora possibili dati definitivi (in attesa della pubblicazione nei prossimi giorni di tutti gli eventuali aumenti dell’aliquota 2013 da parte dei comuni), si stima che la cifra necessaria per il rimborso totale ai comuni si possa aggirare sui 400 milioni.

Su questi denari, Fassino ha spiegato che servono all’incirca “350 milioni di euro” per evitare che i cittadini dei Comuni in cui sono state aumentate le aliquote Imu debbano contribuire di tasca propria. I due relatori hanno ricordato “due casi-limite” per spiegare la necessità di risolvere la questione: “il caso di un contribuente che si trova a pagare poco sopra i 13 euro e rischia di pagare più di parcella del professionista che di imu” e quello di “un piccolo comune che rischia un ammanco nel caso in cui molti contribuenti dovessero una cifra inferiore ai 12 euro”, cifra al di sotto della quale non è dovuto il conguaglio. L’esame proseguirà la prossima settimana. Al momento il dl è in calendario in aula mercoledì 18 dicembre.

Al lavoro c’è anche la Commissione Bilancio della Camera, che sta mettendo a punto la Stabilità per il passaggio all’Aula. In particolare, l’attenzione si concentra sul nascente Fondo taglia-tasse, alimentato dalla spending review: le risorse che andranno nel Fondo dovranno andare per il 60% ai dipendenti e per il 40% alle imprese.

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