AL VIA LA CACCIA
AI DIVIDENDI

di Redazione Wall Street Italia
23 Aprile 2007 00:17

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Con lo stacco delle cedole di lunedì 23 aprile sui titoli Capitalia (0,22 euro), Gruppo Editoriale L’Espresso (0,16 euro) e Telecom Italia (0,14 euro) si apre ufficialmente la stagione dei dividendi delle società dello S&P/Mib. Che, acconti a parte, vede in agenda altre due date fondamentali, il 21 maggio e il 18 giugno. Si tratta complessivamente di un «tesoretto» di oltre 24 miliardi di euro che tornano in mano ai soci e agli investitori.

Cosa fare con questa liquidità? L’occasione è ghiotta, in pratica si tratta di risorse fresche che potrebbero essere reinvestite, magari in ottica total return, nel titolo stesso che le ha pagate. Ma non mancano soluzioni alternative. Ad esempio, provando a mettere un po’ di pepe all’investimento azionario, usando il dividendo per finanziare l’acquisto di un call sul titolo stesso. O, al contrario, dando prevalenza alla gestione dei rischi di perdite sul titolo azionario che ha staccato la cedola per acquistare una put di protezione. Da che dipende la scelta? Essenzialmente dalle prospettive di rendimento/rischio di ogni singolo titolo.

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LE CATEGORIE. La premessa da fare è che bisogna avere in mano dividendi che rapprensentino un rendimento di almeno il due per cento rispetto alle quotazioni del titolo. Altrimenti, l’incasso non sarà sufficiente a finanziare l’acquisto di call o put in quantità significative e i costi di negoziazione potrebbero risultare eccessivi. Chiarito questo punto, si possono dividere i titoli più generosi in tre categorie. La prima è costituita da quelli che presentano fondamentali solidi. Cioè da società che potremmo definire value e che non presentano particolari esposizioni a fattori di rischio rilevanti. Per questo gruppo di titoli la strategia più interessante come utilizzo dei dividendi è reinvestire la cedola nel titolo stesso.

Una strategia total return volta a premiare la capacità di creare valore della società nel lungo periodo. Rientrano in questa categoria titoli come Enel, che staccherà 0,29 euro (rendimento 3,46%) il 18 giugno (ma che ha già staccato un acconto a novembre 2006), Unicredito, che metterà in pagamento 0,24 euro (3,32%) il 21 maggio, e Generali, 0,75 euro (2,27%) sempre il 21 maggio. Il secondo gruppo di titoli è rappresentato dalle società su cui può essere interessante investire il dividendo in un’opzione call collegata, in virtù della loro natura growth, e quindi ad elevato potenziale di crescita, o a causa del possibile ruolo attivo nel tema caldo del merger and acquisition. In pratica, si compra una leva per essere pronti a sfruttare al massimo l’appeal rialzista.

In questa categoria rientra Capitalia, che proprio lunedì 23 aprile stacca 0,22 euro (rendimento 3,13%). Una cedola che può essere investita in un call strike 7,5 con scadenza settembre 2007 sia di tipo opzione sia covered warrant come le emissioni firmate Société Générale e Unicredito. Altro titolo chiacchierato come protagonista attivo nei temi di M&A è Mediaset che ha anche la qualità di pagare il 21 maggio ben 0,43 euro, pari a un rendimento sugli attuali prezzo di oltre il 5 per cento.

In questo caso l’importo della cedola può essere impiegato su call strike 9 con scadenza settembre 2007, come i covered warrant proposti da Deutsche Bank e Unicredito. Infine, esiste il gruppo di titoli che staccano cedole importanti ma che sono esposti a fattori di rischio da cui possono scaturire correzioni rilevanti. In questo caso il dividendo può essere impiegato per finanziare l’acquisto di un’opzione put di copertura.

Attualmente sono candidate a questa strategia quelle società dello S&P/Mib correlate positivamente all’attuale debolezza del dollaro, come Bulgari, o alle bizze del petrolio. E che quindi potrebbero subire correzioni marcate in caso dollaro o petrolio scivolino ulteriormente. Potrebbe essere il caso di Eni (cedola di 0,65 euro il 18 giugno) i cui rischi di discesa, legati a una flessione del petrolio, possono essere coperti con un’opzione put strike 23 euro e scadenza settembre 2007 o con covered warrant put con le medesime caratteristiche.

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