Afghanistan: talebani pronti a trattare la pace con gli Usa

19 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Svolta in Afghanistan con l’avvio di negoziati diretti tra Usa e talebani. Negoziati dall’esito tutt’altro che scontato e ai quali gli Stati Uniti di Barack Obama si accostano con i piedi di piombo ma che fanno comunque baluginare un lampo di speranza dopo dodici anni di guerra, attentati e migliaia di morti. Gli insorti afghani hanno aperto ufficialmente un ‘ufficio politico’ in Qatar con “il proposito di avviare un dialogo con il mondo”, un’offerta immediatamente raccolta dalla Casa Bianca e dal presidente Hamid Karzai, che hanno annunciato l’invio “nei prossimi giorni” di delegazioni a Doha.

L’apertura della rappresentanza nell’Emirato e’ avvenuta nel pomeriggio alla presenza della stampa e di personalita’ governative della regione ed ha seguito l’importante cerimonia svoltasi a Kabul in cui Karzai ha annunciato l’avvio della quinta ed ultima fase del processo di transizione delle responsabilita’ della sicurezza sul territorio nazionale dalla Coalizione internazionale ad esercito e polizia afghani. L’annuncio della costituzione di uno spazio politico in cui lavorare per porre fine al conflitto afghano ha fatto immediatamente il giro del mondo. E a margine dei lavori del G8 in Irlanda del Nord il presidente Barack Obama ha giustificato l’avvio di un negoziato diretto con gli insorti come “unica strada per la pace nel Paese”.

In un comunicato inviato ai media, il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha spiegato che “l’ufficio servira’ a costruire relazioni con il mondo, permettere di incontrare altri afghani e contattare l’Onu, gli organismi internazionali, le organizzazioni non governative ed i media”. Dopo aver sottolineato che l’Emirato islamico dell’Afghanistan “e’ contrario all’uso del suolo afghano a danno di altri Paesi”, Mujahid ha aggiunto: “Sosteniamo una soluzione politica e pacifica che metta fine all’occupazione dell’Afghanistan, e garantisca il sistema islamico e la piu’ ampia sicurezza nazionale”.

Queste parole sono state accolte con grande entusiasmo dagli Stati Uniti ed un alto responsabile statunitense ha confermato ai media che “una delegazione incontrera’ i talebani a Doha nei prossimi giorni, forse gia’ giovedi”‘. “Mi aspetterei – ha proseguito – che nei giorni successivi una delegazione dell’Alto Consiglio per la pace afghano incontri a sua volta gli insorti nel Qatar”. Un’indicazione in questo senso era peraltro gia’ stata data durante la cerimonia mattutina dallo stesso Karzai che aveva rivelato il progetto di incontrare i rappresentanti talebani.

Per mesi l’inizio di contatti fra le parti era rimasto bloccato perche’ da una parte i talebani, che hanno sempre considerato il capo dello Stato afghano “un fantoccio” degli americani, avevano manifestato la loro disponibilita’ a discutere direttamente solo con Washington. E dall’altra perche’ Kabul si opponeva fermamente a qualsiasi iniziativa che apparisse come una delegittimazione del governo afghano. Ora invece una formula deve essere stata trovata per permettere alle parti, attraverso i buoni uffici americani, di arrivare ad un contatto diretto fra gli emissari di Karzai e i seguaci del Mullah Omar.

La Casa Bianca ha ribadito che comunque il processo di pace, quando entrera’ nella sua parte viva, “dovra’ essere guidato dagli afghani”, senza interferenze di Paesi terzi. Questo processo avanzera’, hanno sostenuto responsabili dell’Amministrazione americana, “a condizione che i talebani abbandonino la lotta armata, rompano con Al Qaida e accettino la Costituzione afghana”. E comunque, hanno concluso, “si trattera’ di un processo complesso, lungo e caotico”, data la profonda sfiducia esistente fra i protagonisti del conflitto in Afghanistan.

Nonostante la giornata di celebrazione, comunque, gli insorti sembrano aver continuato le loro azioni sul terreno. In mattinata a Kabul, infatti, un potente ordigno e’ esploso al passaggio del corteo di auto che accompagnava Mohammad Mohaqiq, parlamentare sciita di etnia Hazara, gia’ signore della guerra e bestia nera dei talebani. “Non so come posso essere ancora vivo – ha dichiarato dopo l’attentato – visto che la mia auto e’ andata totalmente distrutta”. (Rainews)