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Nuova fiammata per il petrolio sui mercati internazionali. Complici le rinnovate tensioni in Medio Oriente, questa mattina il Brent con consegna a settembre estende i guadagni e torna sopra gli 80 dollari al barile, una soglia che non vedeva dal 19 giugno scorso, scambiando a 84,72 dollari, in rialzo dell’1,7%. Allunga il passo anche il Wti con consegna ad agosto, che sale a 79,57 dollari.
A sostenere il rally sono soprattutto i crescenti timori per possibili ripercussioni sui flussi di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico globale.
Il braccio di ferro tra Washington e Teheran
Dietro la nuova impennata dei prezzi c’è il duro botta e risposta tra Washington e Teheran sul controllo dello Stretto di Hormuz. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che saranno gli Stati Uniti a “gestire lo Stretto” e che le navi in transito dovranno pagare per la protezione garantita da Washington. Nel dettaglio, Trump ha annunciato l’introduzione di una tariffa pari al 20% del valore del carico per tutte le navi che attraverseranno Hormuz, definendo gli Stati Uniti i “guardiani” della rotta marittima.
Contestualmente, il presidente americano ha annunciato il ripristino del blocco navale nei confronti delle navi iraniane dirette ai porti situati nelle vicinanze dello Stretto, misura che, secondo il Comando Centrale statunitense (Centcom), entrerà in vigore dalle 16 di oggi (ora della costa Est degli Stati Uniti).
La replica di Teheran non si è fatta attendere. Il comando militare iraniano ha affermato che non consentirà agli Stati Uniti alcuna forma di controllo sullo Stretto di Hormuz. Trump ha quindi rilanciato sostenendo che Hormuz “è aperto e rimarrà aperto, con o senza l’Iran” e ribadendo che il blocco riguarda esclusivamente le navi iraniane, mentre tutte le altre potranno transitare liberamente.
Hormuz resta il barometro del mercato petrolifero
Le dichiarazioni delle due capitali hanno immediatamente alimentato il premio al rischio incorporato nelle quotazioni del greggio. Prima dell’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, circa un quinto dell’offerta mondiale di petrolio transitava attraverso lo Stretto di Hormuz, pari a circa 20 milioni di barili al giorno.
Secondo il Dipartimento dell’Energia americano, nella giornata di domenica oltre 8 milioni di barili di petrolio hanno attraversato Hormuz grazie all’assistenza della marina militare statunitense. Un portavoce del Dipartimento ha assicurato che “le forze armate statunitensi garantiranno la continuità dei flussi di petrolio, con o senza l’Iran”, aggiungendo che le esportazioni complessive dal Golfo Persico si attestano attualmente intorno ai 15 milioni di barili al giorno.
Nonostante ciò, il traffico marittimo resta fortemente ridotto. I dati della società di monitoraggio Kpler evidenziano che domenica soltanto 14 navi hanno attraversato Hormuz, di cui quattro petroliere, circa il 60% in meno rispetto alle 37 imbarcazioni registrate nello stesso giorno della settimana precedente. Prima dello scoppio delle ostilità transitavano quotidianamente oltre 100 navi.
Citi: aumenta il rischio di prezzi elevati più a lungo
In questo contesto anche gli analisti iniziano a rivedere gli scenari. Secondo Citi, la proposta dell’amministrazione Trump di imporre tariffe sulle navi in transito attraverso Hormuz aumenta in modo significativo il rischio di una nuova escalation militare. La banca ritiene inoltre cresciuta la probabilità che l’Iran abbandoni il memorandum d’intesa con Washington almeno fino alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, uno scenario che potrebbe tradursi in quotazioni petrolifere “più alte per un periodo più lungo”, sostenute da un persistente premio geopolitico.
Secondo David Pascucci, Market Analyst di XTB, il movimento in atto resta comunque prevalentemente di natura tecnica, pur essendo favorito dal ritorno delle tensioni geopolitiche.
“Si tratta di un rialzo assolutamente di natura tecnica aiutato dal recente aumento delle tensioni in Medio Oriente, situazione che ritorna dopo la finta tregua recente. Il rimbalzo da area 68 dollari era doveroso: siamo infatti tornati su livelli pre-guerra che rappresentano importanti riferimenti tecnici di lungo periodo. Per il momento la situazione non risulta preoccupante, ma sicuramente rialzista nel breve termine. La dinamica di fondo rimane prevalentemente ribassista e l’area compresa tra 80 e 82 dollari potrebbe rappresentare già un primo ostacolo al rialzo. Considerando che il Wti è già in area 79 dollari, è probabile assistere nel corso della settimana a una pausa del movimento ascendente”.