Risparmio, le famiglie rafforzano gli investimenti: 39,5 miliardi in più nei titoli custoditi in banca
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Si rafforza la propensione agli investimenti delle famiglie italiane. Tra aprile 2025 e aprile 2026 la raccolta indiretta, cioè gli investimenti in titoli custoditi presso le banche, ha registrato un incremento complessivo di 100,4 miliardi di euro. Di questi, ben 39,5 miliardi sono riconducibili alle famiglie, che si confermano il principale motore della crescita del risparmio investito. Alla crescita hanno contribuito anche le imprese, con un incremento di 15,9 miliardi di euro, mentre la restante parte è attribuibile agli altri operatori economici, tra cui imprese finanziarie, compagnie assicurative e pubblica amministrazione. A tracciare lo scenario è l’Associazione bancaria italiana (Abi) nel consueto rapporto mensile, che fotografa l’evoluzione della raccolta e del credito nel sistema bancario nazionale.
Depositi, rendimento medio fermo allo 0,65%
Sul fronte della raccolta diretta, l’Associazione bancaria italiana, guidata dal presidente Antonio Patuelli (nella foto), il tasso medio riconosciuto sull’insieme dei depositi bancari – comprendendo certificati di deposito, depositi a risparmio e conti correnti – si è attestato a maggio 2026 allo 0,65%, livello invariato rispetto al mese precedente.
Il confronto storico evidenzia tuttavia un miglioramento significativo della remunerazione del risparmio. Nel giugno del 2022, infatti, il rendimento medio dei depositi si fermava allo 0,32%, circa la metà del livello attuale.
Resta invece contenuto il rendimento dei conti correnti. A maggio il tasso medio si è attestato allo 0,28%, invariato rispetto ad aprile ma nettamente superiore allo 0,02% registrato nel giugno 2022.
Viene così confermata la natura stessa del conto corrente, strumento destinato principalmente alla gestione della liquidità e all’utilizzo dei servizi bancari piuttosto che all’investimento del risparmio.
Crescono prestiti a famiglie e imprese
L’Abi segnala inoltre il rafforzamento dell’attività creditizia. A maggio 2026 i prestiti a famiglie e imprese sono aumentati del 3% su base annua, in accelerazione rispetto al +2,9% registrato nel mese precedente. Prosegue così il percorso di crescita avviato nel marzo 2025.
Per le famiglie si tratta del diciassettesimo mese consecutivo di incremento dei finanziamenti, mentre per le imprese la crescita prosegue da undici mesi. Ad aprile i prestiti alle famiglie hanno registrato un aumento del 2,6%, mentre quelli alle imprese sono cresciuti del 3,1%. Sul fronte del costo del credito, a maggio il tasso medio sul totale dei prestiti è rimasto stabile al 4,04%.
Continua invece la riduzione dei tassi applicati alle nuove operazioni. Per i finanziamenti alle imprese il tasso medio è sceso al 3,51%, rispetto al 3,56% di aprile e al 5,45% registrato nel dicembre 2023. Per i mutui destinati all’acquisto di abitazioni il tasso medio si è attestato al 3,49%, in lieve aumento rispetto al mese precedente ma comunque inferiore al 4,42% di fine 2023.
Obbligazioni bancarie in crescita
Prosegue anche la crescita della raccolta diretta complessiva, costituita da depositi e obbligazioni della clientela residente, aumentata del 2,6% su base annua a maggio.
Particolarmente dinamica la raccolta a medio-lungo termine tramite obbligazioni bancarie, cresciuta del 5% rispetto a un anno prima. Il rendimento delle nuove emissioni obbligazionarie a tasso fisso si è attestato al 3,51%.
I nuovi depositi a durata prestabilita, come certificati di deposito e conti vincolati, hanno invece offerto un rendimento medio del 2,22%, superiore sia al dato del mese precedente (2,19%) sia alla media dell’area euro.
Crediti deteriorati in ulteriore diminuzione
Continua infine il miglioramento della qualità del credito. Ad aprile 2026 i crediti deteriorati netti sono scesi a 25,9 miliardi di euro, rispetto ai 27,7 miliardi di dicembre 2025 e ai 31,3 miliardi di fine 2024.
Il rapporto tra crediti deteriorati netti e totale dei prestiti si è ridotto all’1,24%, migliorando rispetto all’1,32% di dicembre 2025. Un dato che conferma il progressivo rafforzamento della solidità del sistema bancario italiano e il significativo ridimensionamento delle esposizioni problematiche rispetto ai livelli record registrati nel decennio scorso.