Fonte: ufficio stampa
Dopo un 2025 archiviato su livelli record, il private banking italiano si confronta con un contesto più complesso. Il primo trimestre del 2026 segna infatti un cambio di scenario caratterizzato da crescita economica meno brillante, tassi di interesse destinati a rimanere elevati più a lungo e mercati finanziari tornati ad affrontare una maggiore volatilità.
In questo contesto, il ritorno del delicato equilibrio tra inflazione e crescita ha spinto le banche centrali ad adottare un approccio più prudente. I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono tornati a salire, mentre i principali mercati azionari internazionali hanno risentito del deterioramento del sentiment degli investitori.
Aipb: masse stabili grazie alla raccolta
Secondo l’aggiornamento elaborato dal Centro Studi dell’Associazione Italiana Private Banking (AIPB) sui dati del primo trimestre 2026 forniti da 40 operatori associati, le masse complessive gestite dal settore si attestano a 1.412 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con il dato di fine 2025.
La variazione trimestrale è pari al -0,2%, un risultato che incorpora un effetto mercato negativo di circa 25 miliardi di euro, legato alla maggiore volatilità finanziaria, alla risalita dei rendimenti obbligazionari e alle nuove pressioni sui prezzi energetici. A sostenere il settore è stata però una raccolta netta robusta, che ha raggiunto i 17 miliardi di euro, il valore più elevato degli ultimi dodici mesi. A questa si sono aggiunti ulteriori 5 miliardi derivanti da cambi di perimetro ordinari, contribuendo a compensare gli effetti negativi dei mercati.
“Il dato più rilevante resta la raccolta”, ha sottolineato Andrea Ragaini, presidente di Aipb. “Anche in una fase in cui i mercati hanno generato effetti negativi sugli stock di ricchezza, le famiglie Private hanno continuato ad affidare nuovi patrimoni agli operatori specializzati. È proprio nei momenti di maggiore incertezza che la consulenza professionale dimostra il proprio valore”.
Crescita annua ancora vicina al 10%
Nonostante il rallentamento registrato nei primi tre mesi dell’anno, il confronto su base annua rimane positivo. Rispetto a marzo 2025, infatti, le masse del Private Banking italiano risultano in crescita del 9,6%. Un dato che conferma come il settore entri nella nuova fase economica partendo da livelli molto elevati di patrimonio gestito, sostenuto da flussi di raccolta positivi e da una relazione consolidata con la clientela.
La differenza rispetto al 2025 riguarda soprattutto il contesto macroeconomico. La crescita economica italiana appare più debole, il rischio inflazione è tornato a farsi sentire, i tassi di interesse non stanno scendendo con la rapidità attesa nei mesi scorsi e le tensioni geopolitiche continuano a influenzare le aspettative di famiglie e imprese.
Portafogli più selettivi tra rendimento e protezione
L’analisi delle scelte di investimento mostra come gli investitori Private non stiano tornando in modo massiccio verso la liquidità. Al contrario, emerge una crescente selettività nella costruzione dei portafogli, orientata a combinare rendimento, protezione e diversificazione. Il comparto amministrato registra una lieve contrazione delle masse pari al -0,5% e concentra circa 15 dei 25 miliardi di euro di effetto mercato negativo complessivo del trimestre. Nonostante ciò, si conferma il segmento più attrattivo in termini di nuovi flussi, con una raccolta netta di 10,5 miliardi di euro.
La domanda continua a essere sostenuta dall’interesse per le obbligazioni e per i titoli di Stato, che beneficiano ancora di rendimenti considerati interessanti in un contesto di banche centrali più caute. Dopo il forte successo registrato negli ultimi anni dai titoli di Stato e dalle emissioni retail del Tesoro, il reddito fisso rimane un pilastro nella costruzione dei portafogli. Più difficile, invece, il quadro per la componente azionaria, che registra una diminuzione di 6,8 miliardi di euro.
A pesare sono stati il ritorno della volatilità, il peggioramento della fiducia degli investitori e i dubbi sulle prospettive di crescita economica globale. Dopo le performance positive del 2025, sostenute anche dai titoli tecnologici e dai temi legati all’intelligenza artificiale, l’inizio del 2026 ha riportato maggiore prudenza nell’esposizione ai mercati azionari.
Segnali positivi arrivano invece dagli ETF, ETN ed ETC, che continuano a crescere e ad aumentare il proprio peso all’interno dei portafogli private, confermando il graduale rafforzamento degli strumenti quotati e a basso costo nelle strategie di investimento della clientela più patrimonializzata.
Fondi in calo, crescono le gestioni patrimoniali
Anche il comparto del risparmio gestito ha risentito dell’effetto mercato negativo, pur continuando ad attirare nuovi capitali. Nel dettaglio, i fondi comuni registrano una flessione di 4,8 miliardi di euro, penalizzati soprattutto dall’andamento dei mercati finanziari. Le gestioni patrimoniali mostrano invece una dinamica opposta, con una crescita di 2 miliardi di euro. Il dato conferma come nelle fasi più complesse aumenti l’interesse degli investitori verso soluzioni gestite e personalizzate, capaci di accompagnare nel tempo le scelte di allocazione e di adattarsi ai cambiamenti del contesto economico e finanziario.
Tra i comparti che hanno mostrato maggiore resilienza figura quello assicurativo, sostenuto sia dalla raccolta netta sia dai cambi di perimetro. In un periodo in cui l’incertezza riguarda non solo i mercati finanziari ma anche il potere d’acquisto delle famiglie, la pianificazione successoria e la protezione del patrimonio, le soluzioni assicurative continuano a svolgere un ruolo strategico nei portafogli della clientela private.