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Private banking, ricchezza record nel 2025 ma i consulenti non colgono tutte le richieste dei clienti

La crescita della ricchezza globale sta accelerando la trasformazione dell’industria del private banking. Sempre più investitori facoltosi diversificano i propri interlocutori finanziari alla ricerca di migliori opportunità di investimento e servizi personalizzati. In questo contesto, le società di gestione patrimoniale si trovano a competere non solo sui rendimenti, ma anche sulla qualità della consulenza e sulla capacità di integrare l’intelligenza artificiale nei processi operativi.

A fare da sfondo è un 2025 da record per la ricchezza mondiale. Secondo la trentesima edizione del World Wealth Report di Capgemini, il patrimonio complessivo degli High-Net-Worth Individual (HNWI) è cresciuto dell’8,7%, raggiungendo 98.300 miliardi di dollari, mentre la popolazione globale dei milionari è aumentata di quasi 2 milioni di unità, arrivando a 25,3 milioni di persone.

Clienti private ampliano la rete dei consulenti

Secondo quanto viene evidenziato dall’analisi di Capgemini, la tradizionale relazione esclusiva tra cliente e wealth manager sta progressivamente perdendo centralità. Se nel 2019 il 39% degli HNWI si affidava a una sola società, nel 2025 la quota è scesa al 19%. Secondo il report, l’88% degli investitori con patrimoni elevati collabora con più operatori per ottenere un migliore accesso agli investimenti alternativi. WealthTech, family office e piattaforme di consulenza digitale stanno guadagnando terreno rispetto agli operatori tradizionali, intercettando una domanda sempre più orientata verso private equity, mercati privati e soluzioni personalizzate.

Record di ricchezza grazie ai mercati azionari

Ma torniamo alla crescita dei patrimoni. Quest’ultima – si legge nel report – è stata trainata soprattutto l’andamento dei mercati azionari internazionali, alimentato dal rally dei titoli tecnologici e dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale.

Nel dettaglio, la popolazione mondiale degli HNWI è salita a 25,3 milioni di individui, mentre la ricchezza complessiva ha raggiunto livelli mai registrati prima. Gli Ultra-High-Net-Worth Individual, con patrimoni superiori a 30 milioni di dollari, si confermano il segmento più dinamico: nel 2025 la loro popolazione è cresciuta del 9,4%, raggiungendo circa 250mila individui. La concentrazione della ricchezza resta elevata. L’1% più ricco degli HNWI controlla infatti il 34,8% del patrimonio complessivo del segmento.

Sul fronte geografico, l‘Asia-Pacifico ha registrato la crescita più sostenuta tra le principali regioni mondiali, con un aumento del 10,5% della ricchezza e del 9,4% della popolazione HNWI. Giappone e Cina hanno aggiunto rispettivamente 436mila e 154mila nuovi milionari. Negli Stati Uniti si è concentrata la quota più elevata della nuova ricchezza mondiale. Il Paese ha registrato 736mila nuovi milionari nel solo 2025, portando la popolazione HNWI a 8,7 milioni di individui. Anche il Canada ha mostrato una crescita significativa, con un incremento del 6,7%.

In Europa la popolazione HNWI è tornata a crescere (+6,5%) dopo la flessione del 2024, sostenuta dalla stabilizzazione dei mercati finanziari e dal rallentamento dell’inflazione.

Più azioni nei portafogli, ma il private equity resta la priorità

L’euforia dei mercati si è riflessa nelle scelte di investimento. A gennaio 2026 la quota azionaria nei portafogli HNWI è salita al 25%, tre punti percentuali in più rispetto all’anno precedente. Anche la componente obbligazionaria è cresciuta, raggiungendo il 20%.

Gli investimenti alternativi rappresentano oggi il 12% dei portafogli, ma continuano ad attirare forte interesse. Il 68% degli HNWI prevede infatti di aumentare la propria esposizione al private equity, confermando come la ricerca di rendimento si stia progressivamente spostando verso i mercati privati.

I wealth manager devono migliorare il servizio

Per gli operatori del wealth management la sfida non riguarda soltanto l’offerta di prodotti, ma la capacità di costruire relazioni più efficaci. Solo il 17% degli HNWI considera oggi la propria esperienza consulenziale realmente fluida e personalizzata, mentre il 42% lamenta la necessità di ripetere più volte obiettivi e preferenze alla stessa organizzazione.

In questo scenario l’intelligenza artificiale viene considerata uno strumento chiave per aumentare l’efficienza. Attualmente il 41% del tempo dei consulenti è assorbito da attività operative; il 76% auspica l’introduzione di sistemi AI in grado di automatizzare il lavoro routinario e liberare risorse da dedicare alla relazione con il cliente.

Secondo Capgemini, la capacità di coniugare consulenza umana, accesso agli investimenti alternativi e tecnologie basate sull’intelligenza artificiale rappresenterà il principale fattore competitivo del wealth management nella prossima fase di sviluppo del settore.

“In 30 anni di analisi della ricchezza globale, il 2025 ha rappresentato un momento eccezionale per le dimensioni della popolazione mondiale di individui con un patrimonio elevato e per gli asset da loro controllati. Gli HWNI hanno oggi accesso a un maggior numero di asset class nei diversi mercati, oltre a una maggiore scelta in termini di consulenti ed expertise. Per il settore, questo rappresenta un chiaro punto di svolta: tra il 2022 e il 2025, si stima che 1.500 miliardi di dollari di nuovi asset siano confluiti verso concorrenti delle società tradizionali”, ha dichiarato Dario Patrizi, Financial Services Director di Capgemini in Italia. “I clienti, inclusi gli HNWI più giovani che beneficiano dei trasferimenti generazionali di ricchezza, chiedono di più: maggiore accesso ai prodotti, personalizzazione più curata e consulenze realmente allineate al loro stile di vita. Le società che saranno in grado di offrire questi servizi su larga scala, grazie a informazioni e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, definiranno la prossima era della gestione patrimoniale”