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Ricchezza finanziaria in Italia a 7.500 mld (+17%) grazie al rally delle borse. Cresce richiesta di family office

Il 2025 si chiude con un quadro sorprendente per la ricchezza finanziaria globale e, soprattutto, per quella italiana. In un contesto ancora segnato da tensioni geopolitiche, guerre commerciali e mercati volatili, il patrimonio finanziario mondiale ha accelerato in modo significativo, segnando la crescita più forte dal 2021.

Secondo il Global Wealth Report 2026: “The Great Reordering” di Boston Consulting Group (BCG), la ricchezza finanziaria globale ha raggiunto 333.000 miliardi di dollari nel 2025, con un aumento del 10,7% su base annua. Considerando anche gli asset reali, il patrimonio complessivo mondiale supera oggi i 550.000 miliardi di dollari. Numeri che raccontano non solo una crescita quantitativa, ma anche un profondo cambiamento nella distribuzione e nella composizione della ricchezza.

Ricchezza finanziaria: la crescita è legata alle borse

A guidare l’espansione sono stati soprattutto i mercati azionari, con un aumento del 13,2%, seguiti dall’oro, che ha registrato un vero e proprio rally del 44% sostenuto dagli acquisti delle banche centrali in un contesto di instabilità valutaria. Più moderata la crescita degli asset reali, aumentati del 7,4%, frenati dall’elevato livello dei prezzi nei mercati immobiliari sviluppati.

Secondo il report BCG, la ricchezza globale continuerà a crescere a un ritmo medio del 7% annuo fino al 2030, con una progressiva apertura verso i mercati emergenti e un riequilibrio della geografia finanziaria mondiale.

Italia: una crescita a doppia cifra e un cambio di struttura

Tra i Paesi sviluppati, l’Italia si distingue per la dinamica particolarmente robusta della ricchezza finanziaria. Nel 2025 il patrimonio finanziario degli italiani ha raggiunto i 7.500 miliardi di dollari, con una crescita del 17,4% rispetto al 2024, tra le più elevate in Europa occidentale. Il trend prosegue anche nel medio periodo: secondo le stime BCG, il valore potrebbe arrivare a 9.800 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso medio annuo del 5,4%.

Se si considera anche la componente reale del patrimonio, il quadro complessivo italiano sale a circa 15.300 miliardi di dollari, al netto delle passività. Ma il dato più interessante non è solo la crescita, quanto la trasformazione della struttura della ricchezza.

Come cambia la composizione degli investimenti

Gli italiani stanno progressivamente modificando il proprio modo di investire. Nel 2025, secondo i dati dell’analisi, il 43% della ricchezza finanziaria è investito in azioni e fondi, contro una media del 32% in Europa occidentale, il 25% è in depositi e liquidità, mentre il 18% in polizze e prodotti previdenziali e infine l’8% in obbligazioni. Una fotografia che mostra un Paese sempre più esposto ai mercati finanziari, con una riduzione del peso della liquidità e una maggiore apertura verso strumenti di rendimento.

Entro il 2030, la quota di investimenti in azioni e fondi potrebbe salire fino al 50%, segnando un ulteriore cambio di paradigma nella gestione del risparmio.

Il report BCG evidenzia anche una forte segmentazione del patrimonio. In Italia, la clientela “mass” (fino a 250.000 dollari) rappresenta circa il 37,6% della ricchezza finanziaria,  il segmento affluent e lower HNW (tra 250.000 e 20 milioni di dollari) concentra oltre il 34% mentre gli Ultra High Net Worth Individuals (oltre 100 milioni di dollari) sono circa 3.100 individui, ma controllano il 18,6% della ricchezza nazionale.

Il boom della gestione patrimoniale indipendente

Un altro fenomeno rilevante riguarda la crescita dei gestori indipendenti. In Italia il settore della consulenza e gestione patrimoniale indipendente cresce a un ritmo dell’11% annuo (CAGR 2022-2025), con masse comprese tra 200 e 280 miliardi di dollari. Gli operatori attivi sono tra 200 e 300 tra SCF, multi-family office e gestori indipendenti.

Un segnale chiaro: la domanda di servizi più personalizzati sta superando l’offerta tradizionale delle reti bancarie, spingendo verso modelli più aperti e flessibili.

Intelligenza artificiale e consulenza: il nuovo fattore di discontinuità

A rendere ancora più profonda la trasformazione del settore è l’arrivo dell’intelligenza artificiale. Secondo il report BCG, l’AI sta già automatizzando attività come la costruzione dei portafogli, la compliance e la gestione documentale. Nei prossimi anni il settore potrebbe evolvere lungo due direzioni:

  • un modello in cui l’AI supporta il consulente umano ampliandone la capacità operativa
  • oppure un modello in cui il consulente diventa progressivamente meno centrale in alcune fasce di clientela

Le differenze tra questi scenari dipenderanno dalle scelte strategiche dei player nei prossimi anni. Le imprese che integrano in modo strutturale l’AI possono ottenere:

  • fino al 30% di capacità operativa aggiuntiva
  • un aumento del **20% dei ricavi per consulente
  • un miglioramento della conversione tra 10% e 25%
  •  un incremento della qualità dell’esperienza cliente fino a 15 punti percentuali.