Investimenti

Come e dove investono i paperoni italiani

La ricchezza delle famiglie italiane continua a crescere, ma ciò che colpisce maggiormente nei nuovi Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie italiane pubblicati da Bankitalia al di là della dimensione dei patrimoni quanto il modo in cui vengono investiti. L’indagine, aggiornata al quarto trimestre del 2025, offre infatti una fotografia dettagliata della composizione della ricchezza delle famiglie e mette in evidenza come le strategie di investimento cambino profondamente al crescere del patrimonio disponibile.

Se per la maggioranza degli italiani la casa resta il principale strumento di accumulazione della ricchezza, ai vertici della distribuzione emerge un approccio molto più diversificato, nel quale assumono un ruolo crescente partecipazioni societarie, fondi comuni, polizze assicurative e altri strumenti finanziari.mUna strategia che consente di ridurre il rischio legato a una singola tipologia di investimento e di cogliere opportunità di rendimento provenienti da più mercati e settori economici.

Patrimonio medio oltre i 450mila euro

Secondo i dati della Banca d’Italia, alla fine del 2025 la ricchezza netta media delle famiglie italiane, composta da attività reali e finanziarie al netto dei debiti, ha raggiunto i 453mila euro per nucleo familiare, rispetto ai 431mila euro registrati nel 2024.
La crescita è stata sostenuta sia dall’incremento dei valori immobiliari sia dalla rivalutazione delle attività finanziarie, due componenti che negli ultimi anni hanno contribuito in misura significativa all’espansione dei patrimoni privati.

Uno degli elementi più distintivi dei grandi patrimoni è il peso delle partecipazioni societarie. Le famiglie più ricche detengono una quota rilevante della propria ricchezza sotto forma di azioni non quotate e partecipazioni in imprese. Si tratta di attività che consentono di beneficiare direttamente della crescita delle aziende e che rappresentano una componente tradizionalmente presente nei patrimoni imprenditoriali italiani.
Accanto agli immobili, le quote societarie costituiscono quindi uno dei principali strumenti di conservazione e valorizzazione della ricchezza per le famiglie ad alto patrimonio.

Fondi comuni e risparmio gestito sempre più presenti

Negli ultimi anni è aumentato sensibilmente anche il peso del risparmio gestito. Tra il 2010 e il 2022, secondo le serie storiche della Banca d’Italia, le quote di fondi comuni sono passate dal 3,4% al 6,2% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane. Una crescita che riflette la progressiva diffusione di strumenti di investimento professionale e maggiormente diversificati.
La presenza dei fondi è particolarmente elevata tra le famiglie più ricche, che utilizzano questi strumenti per accedere a mercati globali, differenti settori economici e molteplici classi di attivo.

Polizze vita: uno strumento sempre più strategico

Un’altra componente in forte crescita è rappresentata dalle polizze vita. Il loro peso sul patrimonio complessivo delle famiglie italiane è aumentato dal 4,7% del 2010 al 7,1% degli ultimi dati disponibili. Per i patrimoni più elevati le polizze svolgono una duplice funzione: da un lato rappresentano uno strumento di investimento finanziario, dall’altro offrono soluzioni utili per la pianificazione successoria e la protezione del patrimonio.
La crescita di questo comparto conferma la tendenza verso una maggiore articolazione delle strategie di gestione della ricchezza.

Depositi in crescita, titoli obbligazionari in ritirata

L’evoluzione dei portafogli familiari evidenzia anche un aumento della liquidità detenuta presso il sistema bancario.
I depositi sono passati dal 10,3% al 13,1% della ricchezza complessiva delle famiglie, complice anche l’incertezza che ha caratterizzato diverse fasi economiche dell’ultimo decennio.
In direzione opposta si sono mossi invece le obbligazioni e i titoli di Stato, il cui peso si è ridotto dal 7,5% al 2,4% del patrimonio totale. Una trasformazione che riflette il lungo periodo di tassi d’interesse particolarmente bassi vissuto dall’Europa e la ricerca di strumenti con prospettive di rendimento più elevate.