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Le banche italiane continuano a macinare profitti. Nel 2025 il sistema bancario nazionale ha chiuso l’anno con un utile netto complessivo di 47,5 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 46,5 miliardi registrati nel 2024 e ai 40,6 miliardi del 2023. A fronte di risultati ancora molto elevati, le imposte versate al fisco si sono attestate a 9,1 miliardi di euro, con un tax rate del 19,2%, in diminuzione rispetto al 24,2% del 2024 e al 20,1% del 2023.
È quanto emerge da un’analisi del Centro Studi di Unimpresa, che fotografa l’evoluzione della redditività del settore bancario italiano negli ultimi anni e il suo contributo alle finanze pubbliche.
Banche: ricavi stabili, ma utili ai massimi storici
Nel 2025 i ricavi complessivi delle banche italiane hanno raggiunto 110,2 miliardi di euro, sostanzialmente invariati rispetto ai 110,1 miliardi del 2024.
A cambiare è stata soprattutto la composizione delle entrate. Il margine di interesse, ovvero il guadagno derivante dalla differenza tra interessi attivi e passivi, è sceso a 59,9 miliardi dai 64,4 miliardi dell’anno precedente. Si tratta del primo ridimensionamento dopo il forte balzo favorito dalla stretta monetaria della Banca Centrale Europea, che aveva portato il margine di interesse dai 38,4 miliardi del 2021 fino ai massimi del biennio 2023-2024. Parallelamente, i costi operativi sono diminuiti leggermente, passando da 58,6 a 57,8 miliardi di euro, contribuendo a sostenere la redditività del settore.
Cinque anni da record: 176 miliardi di utili e 35 miliardi di tasse
L’analisi di Unimpresa evidenzia come il periodo compreso tra il 2021 e il 2025 sia stato particolarmente favorevole per il sistema bancario. Nel quinquennio gli istituti italiani hanno generato:
- 493,8 miliardi di euro di ricavi;
- 270,4 miliardi di margine di interesse;
- 176,5 miliardi di utili netti;
- 35,1 miliardi di imposte versate;
- 284,7 miliardi di costi operativi.
Il tax rate medio si è attestato al 19,9%, un livello inferiore a quello sostenuto da molte imprese italiane di altri settori.
Dal 2018 al 2025 oltre 209 miliardi di profitti
Guardando alla serie storica completa, emerge una crescita significativa dei principali indicatori economici del comparto bancario. Nel 2018 le banche italiane avevano registrato ricavi per 82,3 miliardi di euro e utili netti per 15,1 miliardi, versando al fisco 2,1 miliardi di imposte. Nel 2019 i profitti erano saliti a 15,8 miliardi, con un tax rate del 28,2%.
Il 2020 rappresenta l’eccezione del periodo: l’impatto della pandemia aveva ridotto l’utile netto a soli 2,2 miliardi di euro, il livello più basso dell’intera serie storica, mentre il tax rate aveva raggiunto il 61,5%. La ripresa è iniziata nel 2021, con utili tornati a 16,4 miliardi, per poi accelerare nel 2022 fino a 25,5 miliardi. Da quel momento il rialzo dei tassi deciso dalla BCE ha innescato un forte incremento della redditività bancaria, culminato nei risultati record del triennio 2023-2025.
Complessivamente, tra il 2018 e il 2025 il sistema bancario italiano ha accumulato:
- 736,6 miliardi di euro di ricavi;
- 391 miliardi di margine di interesse;
- 209,6 miliardi di utili netti;
- 43 miliardi di imposte versate;
- 449,1 miliardi di costi operativi.
Il tax rate medio dell’intero periodo è stato pari al 20,5%.
Il peso dei tassi d’interesse sulla redditività
Secondo il Centro Studi di Unimpresa, l’andamento degli utili bancari è stato strettamente legato all’evoluzione della politica monetaria europea. Nel 2018 il margine di interesse rappresentava il 50,9% dei ricavi complessivi. Con i tassi ai minimi storici, nel 2021 la sua incidenza era scesa al 46,5%, spingendo gli istituti a puntare maggiormente su commissioni e servizi.
La situazione è cambiata radicalmente a partire dal 2022, con il ciclo di rialzi dei tassi avviato dalla BCE per contrastare l’inflazione. Il margine di interesse è tornato a crescere rapidamente fino a rappresentare il 60,5% dei ricavi nel 2023 e il 58,5% nel 2024, anno in cui ha raggiunto il record assoluto di 64,4 miliardi di euro. Nel 2025, con l’inizio della fase di riduzione dei tassi, il peso del margine di interesse è sceso al 54,3% dei ricavi complessivi, pari a 59,9 miliardi su 110,2 miliardi totali.
La restante quota, circa 50 miliardi di euro, deriva da commissioni, attività di trading e altri servizi finanziari. Una componente che negli ultimi anni è rimasta sostanzialmente stabile, oscillando tra 40 e 50 miliardi annui. Secondo l’analisi di Unimpresa, questo dato conferma che gran parte della crescita degli utili registrata dal settore bancario negli ultimi tre anni è stata generata dall’aumento dei tassi d’interesse più che da un’espansione strutturale delle attività bancarie.
Unimpresa: «Giusto il contributo richiesto alle banche»
Commentando i dati, il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, ha definito equilibrato l’approccio adottato dal governo nei confronti del settore bancario.
Secondo Spadafora, gli elevati utili realizzati negli ultimi anni giustificano le misure introdotte dall’esecutivo per aumentare il contributo delle banche ai conti pubblici, senza compromettere la solidità patrimoniale degli istituti né la loro capacità di finanziare famiglie e imprese. L’associazione sottolinea inoltre che, a fronte di oltre 209 miliardi di euro di utili accumulati tra il 2018 e il 2025, il tax rate medio del 20,5% resta inferiore a quello sostenuto da numerose piccole e medie imprese italiane.