Fonte: getty
Il mercato riapre la finestra delle IPO e gli investitori tornano a guardare alle nuove quotazioni come a uno dei principali indicatori dello stato di salute della finanza globale. Dopo anni segnati da un rallentamento delle matricole in Borsa, il 2026 potrebbe rappresentare un punto di svolta, trainato soprattutto dal comparto tecnologico e dall’Intelligenza Artificiale.
A riaccendere l’attenzione sono i nomi che circolano nelle ultime settimane a Wall Street. SpaceX avrebbe avviato i preparativi per una quotazione entro l’anno, mentre indiscrezioni di mercato coinvolgono anche OpenAI e Anthropic, considerate tra le società simbolo del boom dell’AI generativa.
Il mercato come termometro del sentiment
Per Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, il ritorno delle IPO rappresenta molto più di una semplice dinamica finanziaria.
“Storicamente il mercato delle nuove quotazioni è sempre stato uno specchio del sentiment degli investitori”, osserva il manager. Una domanda elevata per le nuove emissioni, spiega, tende infatti a riflettere un contesto di fiducia diffusa e una maggiore disponibilità ad assumere rischio.
Negli ultimi anni, però, lo scenario era cambiato profondamente. Il numero di società quotate a livello globale si è progressivamente ridotto, complice l’aumento dei costi regolamentari, il consolidamento di molti settori industriali e soprattutto la crescita dei mercati privati.
Il peso crescente dei capitali privati
Sempre più aziende, in particolare nel settore tecnologico, hanno scelto di restare lontane dai listini grazie al sostegno di venture capital e fondi di private equity. Secondo Flax, questa trasformazione ha avuto un effetto diretto anche sugli investitori tradizionali.
“L’universo investibile per chi opera sui mercati pubblici si è ristretto”, sottolinea. Molte delle società a più alto potenziale di crescita hanno infatti creato valore nella fase privata della loro evoluzione, arrivando eventualmente alla quotazione solo in una fase più avanzata della maturità aziendale.
Il precedente della bolla Dot-Com
Ma proprio la forza dei listini impone cautela. La storia finanziaria insegna infatti che i periodi di euforia tendono spesso a coincidere con un’accelerazione delle nuove quotazioni.
Il riferimento inevitabile resta la stagione della bolla Dot-Com tra la seconda metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila. In quella fase, ricorda Flax, “l’entusiasmo per Internet aveva portato a un aumento drastico delle IPO”. Con il tempo, però, gli standard qualitativi si abbassarono progressivamente e molte delle società sbarcate in Borsa finirono per scomparire dopo lo scoppio della bolla tecnologica.
Un ciclo diverso rispetto agli anni Novanta
L’attuale ciclo appare però differente rispetto a quello vissuto durante l’era Dot-Com. Nonostante il rally dei titoli legati all’Intelligenza Artificiale e le valutazioni elevate raggiunte da molte società tecnologiche, il numero delle nuove quotazioni non ha ancora registrato una vera esplosione.
Per il Chief Investment Officer di Moneyfarm questo elemento segnala una maggiore prudenza del mercato. La presenza sempre più forte dei capitali privati consente infatti alle aziende di rimandare l’ingresso in Borsa, evitando di ricorrere troppo presto ai mercati pubblici per finanziare la crescita.
L’effetto delle IPO sui portafogli
Esiste poi un aspetto tecnico che gli operatori osservano con attenzione. Quando un gestore decide di partecipare a una nuova IPO, spesso è costretto a liberare liquidità riducendo esposizioni già presenti in portafoglio.
Se il numero delle quotazioni rimane limitato, l’impatto sui mercati tende a essere contenuto. Ma un’ondata più ampia di nuove matricole potrebbe tradursi in pressioni di vendita sui titoli già quotati.
“Anche per questo il mercato delle IPO viene monitorato come indicatore della propensione al rischio”, spiega Flax. Collocamenti particolarmente forti e rialzi immediati dopo il debutto possono infatti segnalare un clima di forte ottimismo, mentre performance deboli vengono spesso interpretate come il sintomo di un deterioramento del sentiment.
Mercati sostenuti dagli utili
Nel complesso, secondo Moneyfarm, i mercati azionari restano sostenuti soprattutto dalla crescita degli utili societari e non da una semplice espansione delle valutazioni. Una distinzione che viene considerata fondamentale per valutare la sostenibilità dell’attuale fase rialzista.
“Continueremo a monitorare con attenzione gli indicatori di sentiment”, conclude Flax, “per individuare eventuali segnali di euforia oppure di indebolimento della propensione al rischio”.
Un equilibrio sottile che potrebbe diventare ancora più delicato se la finestra delle IPO dovesse davvero riaprirsi su larga scala nella seconda metà dell’anno.