Economia

Eurozona a rischio stagflazione, la Bce prepara i rialzi dei tassi. Btp sotto pressione

Il conflitto in Medio Oriente rischia di riaccendere le pressioni inflazionistiche nell’Eurozona e di costringere la Bce a tornare ad alzare i tassi di interesse ora al 2%. È lo scenario delineato da Neil Mehta, portfolio manager di RBC BlueBay Asset Management, secondo cui Francoforte potrebbe intervenire già nelle riunioni di giugno e settembre per contrastare l’impatto energetico della crisi geopolitica.

“L’interconnessione dell’Europa e la mancanza di riserve energetiche hanno lasciato il continente esposto alle oscillazioni dei mercati globali” si legge in una nota, in cui sottolinea come le capitali europee restino “ampiamente assenti dai negoziati di Washington che stanno plasmando la stabilità energetica del Medio Oriente”, aumentando così la vulnerabilità dell’Eurozona agli shock geopolitici.

Turismo e consumi nel mirino

RBC BlueBay indica nel turismo uno dei canali di trasmissione più diretti della crisi. Le interruzioni dei voli estivi rischiano di frenare i flussi tra Nord e Sud Europa, erodendo quel trasferimento di reddito che negli ultimi anni ha sostenuto la crescita dei Paesi mediterranei.
La casa di gestione londinese parla apertamente di un contesto sempre più prossimo alla stagflazione: da una parte i vincoli dell’offerta energetica alimentano le pressioni sui prezzi, dall’altra la distruzione della domanda pesa sulle aspettative di crescita.

La Bce verso due rialzi

In questo quadro, come anticipato, Mehta si dice convinto che la Bce procederà con due rialzi dei tassi, tra giugno e settembre, nel tentativo di contrastare il rialzo dell’inflazione. L’istituto guidato da Christine Lagarde (nella foto), osserva il gestore, avrebbe già cominciato a preparare il terreno nell’ultima riunione: sebbene ad aprile il costo del denaro sia rimasto invariato, il dibattito interno sarebbe stato orientato verso un imminente irrigidimento della politica monetaria.

RBC BlueBay ricorda inoltre come l’esperienza del 2022 suggerisca una possibile inversione parziale dei tagli effettuati nel biennio 2024-2025, anche se un eventuale deterioramento della crescita potrebbe poi aprire la strada a nuove riduzioni nel 2027.

I Btp scontano lo scenario peggiore

Le tensioni si riflettono già sul mercato obbligazionario. Sul questo fronte, l’Italia è di nuovo al centro dell’attenzione. Lo spread Btp-Bund è tornato oltre i 75 punti base, dopo essere scivolato sotto quota 60 nei primi mesi dell’anno — complici la stabilità politica, gli sforzi di consolidamento fiscale e l’allargamento della platea di investitori domestici e regionali. Uno scenario che, avverte la casa di gestione, si è ora ribaltato.

“L’Italia rimane un forte importatore energetico, esposta alla volatilità delle materie prime e dipendente dal GNL»” sottolinea Mehta, aggiungendo che la crescita del 2026 potrebbe così scendere dall’attuale previsione di +0,5% verso valori prossimi allo zero — o addirittura negativi — se le tensioni dovessero protrarsi.

Anche i conti pubblici rischiano di deteriorarsi: il deficit potrebbe superare il 3% previsto per quest’anno, mentre la volatilità dei Btp erode l’attrattività del carry trade su base corretta per il rischio.

Il governo Meloni, in carica dal 2022, si trova per la prima volta a fare i conti con una pressione politica significativa. I recenti tagli ai prezzi del carburante vengono letti da Mehta come un tentativo di contenere il malcontento degli elettori, ma — aggiunge — “si tratta di un rimedio temporaneo”. Per RBC BlueBay, un ritorno alle valutazioni pre-conflitto dei titoli italiani appare improbabile senza un processo di integrazione europea molto più profondo e di lungo periodo.