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L’oro torna al centro delle strategie delle grandi banche internazionali. Secondo le nuove previsioni di JPMorgan Chase, il prezzo del metallo giallo potrebbe raggiungere i 6.300 dollari l’oncia entro la fine del 2026, un livello senza precedenti che implicherebbe un ulteriore forte rialzo rispetto alle quotazioni attuali (oggi i futures con scadenza giugno sono in calo dello 0,50% a 4.539 dollari l’oncia ndr). L’istituto statunitense ha inoltre rivisto al rialzo del 15% le stime di lungo termine, portando il target strutturale dell’oro a 4.500 dollari l’oncia. Alla base della revisione vi è la convinzione che il processo di diversificazione delle riserve globali sia ancora lontano dall’esaurirsi.
Il ruolo decisivo delle banche centrali
Dietro la corsa delle quotazioni del metallo giallo, spiegano gli analisti di JPMorgan, c’è ancora una volta il ruolo dalle banche centrali. L’istituto prevede acquisti per circa 800 tonnellate di oro nel 2026, in linea con il trend osservato negli ultimi anni tra economie emergenti e Paesi intenzionati a ridurre la dipendenza dal dollaro.
Secondo la banca americana, il contesto geopolitico resta favorevole agli asset reali: tensioni internazionali, inflazione persistente e volatilità sui mercati obbligazionari continuano infatti a sostenere la domanda di beni rifugio.
Non solo Jp Morgan, le stime dei principali broker
JPMorgan non è un caso isolata nelle aspettative rialziste del metallo prezioso. In questi primi mesi del 2026, tutte le principali case d’investimento hanno progressivamente aumentato i target per fine anno.
Se JPMorgan indica un obiettivo finale compreso tra 6.100 e 6.300 dollari l’oncia, UBS ha rivisto il target a 6.200 dollari. Anche Deutsche Bank mantiene una previsione molto elevata, a quota 6.000 dollari, sostenuta dalla convinzione che la domanda istituzionale rimarrà robusta nonostante la volatilità di breve periodo.
Tutti scenari di prezzo che fino a pochi anni fa sarebbero apparsi estremi. La revisione delle stime riflette un cambiamento strutturale: l’oro non viene più considerato soltanto una copertura tattica contro l’inflazione, ma un’alternativa strategica agli asset finanziari tradizionali.
Volatilità elevata ma trend ancora rialzista
Il percorso verso nuovi record non sarà però lineare. Nelle ultime settimane il metallo prezioso ha registrato forti oscillazioni, risentendo del rialzo dei rendimenti obbligazionari americani e delle aspettative di una possibile stretta monetaria della Federal Reserve. Nonostante ciò, JPMorgan continua a definirsi “fortemente rialzista” sul medio periodo. Nel report gli analisti parlano di una “tendenza strutturale di diversificazione ancora in corso”, alimentata dalla preferenza crescente per gli asset reali rispetto agli strumenti finanziari denominati in valuta.
L’oro torna bene strategico globale
Il ritorno dell’oro ai massimi storici si inserisce in una fase di trasformazione degli equilibri finanziari internazionali. L’aumento del debito pubblico globale, le tensioni geopolitiche e il riassetto delle riserve valutarie stanno riportando il metallo giallo al centro delle politiche monetarie.
Per gli investitori, il messaggio delle grandi banche appare chiaro: l’oro non è più soltanto un’assicurazione contro le crisi, ma una componente destinata a giocare un ruolo sempre più strategico nei portafogli globali.