Fonte: istock
Una nuova imposta patrimoniale per gli italiani applicata ai grandi patrimoni, insieme a una revisione della tassazione sulle eredità.
Sono questi i due pilastri della proposta di legge d’iniziativa popolare “1% Equo”, depositata giovedì 7 maggio presso la Corte di Cassazione da un comitato formato da esponenti di Rifondazione Comunista, economisti, ricercatori e docenti universitari impegnati sui temi della giustizia fiscale.
Tra i primi firmatari compaiono Maurizio Acerbo, Pier Giorgio Ardeni, Anna Bruna Camposampiero, Elena Coccia, Francesca Fornario, Alfonso Gianni, Matteo Prencipe, Rosa Rinaldi, Nadia Rosa, Benedetta Sabene e Marco Veronese Passarella.
Secondo i promotori, l’intervento avrebbe una doppia finalità: aumentare la progressività del sistema tributario, richiamando quanto previsto dall’articolo 53 della Costituzione, e reperire nuove risorse da destinare al rafforzamento dei servizi pubblici essenziali.
Come sarebbe strutturata la patrimoniale
La misura riguarderebbe esclusivamente i patrimoni netti superiori a 2 milioni di euro. La prima abitazione non verrebbe conteggiata nella base imponibile e nessun prelievo scatterebbe sotto la soglia prevista.
Il meccanismo immaginato dal testo si basa su quattro aliquote progressive applicate soltanto alla quota eccedente i 2 milioni:
- 1% tra 2 e 5 milioni di euro;
- 1,7% tra 5 e 8 milioni;
- 2,1% tra 8 e 20 milioni;
- 3,5% oltre i 20 milioni.
La proposta prevede inoltre un coordinamento con gli strumenti patrimoniali già esistenti. Le somme pagate tramite Imu sulle seconde case, Ivie sugli immobili detenuti all’estero e Ivafe sulle attività finanziarie fuori dall’Italia verrebbero sottratte dall’importo finale dovuto.
Qualche esempio
Qualche esempio per capire meglio. Nel caso di un imprenditore con un patrimonio netto pari a 2,8 milioni di euro (esclusa la prima casa), composto da investimenti finanziari e quote societarie, la tassazione riguarderebbe esclusivamente gli 800mila euro oltre la soglia. Il versamento annuo sarebbe quindi di 8mila euro, con un’incidenza inferiore allo 0,3% della ricchezza complessiva.
Più consistente il contributo previsto per una famiglia con un patrimonio di 6 milioni di euro tra immobili a reddito, titoli e partecipazioni. In questo scenario, i primi 3 milioni oltre la franchigia verrebbero tassati all’1%, mentre il milione successivo ricadrebbe nell’aliquota dell’1,7%. L’importo totale arriverebbe così a 47mila euro annui.
La riforma dell’imposta di successione
Come anticipato, la proposta di legge non si limita alla patrimoniale. Il testo propone modifiche anche sul fronte delle successioni ereditarie con una franchigia da 1 milione di euro per i trasferimenti in linea retta, quindi tra genitori e figli oppure tra coniugi. Oltre questa soglia, però, il sistema verrebbe irrigidito rispetto all’attuale aliquota del 4%, con un prelievo che potrebbe arrivare fino al 15%. Per i trasferimenti verso soggetti esterni al nucleo familiare stretto, l’aliquota massima prevista salirebbe invece al 22%.
Le stime sul gettito
Secondo le valutazioni diffuse dal comitato promotore, la nuova patrimoniale potrebbe assicurare entrate comprese tra 26 e 60 miliardi di euro l’anno. Alla cifra si sommerebbero ulteriori risorse derivanti dalla revisione dell’imposta di successione, stimate tra 5,5 e 8 miliardi. La platea coinvolta resterebbe limitata a una fascia compresa tra 200mila e 500mila contribuenti, ovvero meno dell’1% della popolazione. Mentre le somme raccolte verrebbero indirizzate a sanità pubblica, istruzione, politiche abitative, sicurezza sul lavoro, tutela ambientale e sostegno alla disabilità. Una quota del gettito sarebbe inoltre destinata alla riduzione dell’Irpef sui redditi medio-bassi.
I prossimi passi
Con il deposito del testo in Cassazione prende ora avvio la fase di raccolta delle sottoscrizioni necessarie per l’approdo della proposta in Parlamento.
Dal 15 maggio al 15 novembre 2026 il comitato dovrà raggiungere almeno 50mila firme. Le adesioni potranno essere raccolte sia attraverso banchetti organizzati sul territorio nazionale sia tramite la piattaforma pubblica online utilizzando Spid o Carta d’identità elettronica. Nel caso in cui venga raggiunta la soglia prevista, il Parlamento sarà chiamato a esaminare formalmente la proposta. Le leggi di iniziativa popolare, infatti, non decadono automaticamente con la fine della legislatura.