Longevità: metà degli italiani prevede bisogno di assistenza, ma solo il 3% ha una copertura assicurativa
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Il 53% degli italiani ritiene probabile che in futuro avrà bisogno di assistenza nelle attività quotidiane. Eppure, solo il 3% ha già sottoscritto una copertura assicurativa dedicata alla non autosufficienza o alla longevità.
Questi i numeri che emergono da una recente indagine di CNP Assicura e AIFIn nell’Osservatorio “Longevity Innovation”, uno studio che fotografa come gli italiani percepiscono l’allungamento della vita e, soprattutto, quanto siano ancora poco preparati dal punto di vista finanziario e assicurativo ad affrontarne le conseguenze.
Longevità: percepita, ma ancora poco pianificata
Dalla ricerca emerge un dato centrale: sul piano della percezione, la longevità è ormai un tema noto, ma ancora non pienamente compreso nelle sue implicazioni economiche e sociali. Gli italiani stimano in media un’aspettativa di vita di 81 anni, contro gli 83,4 anni indicati dai dati ufficiali Istat, con una sottostima di circa 2,4 anni. Quando però la domanda diventa personale, emerge un valore leggermente più alto, pari a 81,6 anni, segno di un approccio più “aspirazionale” che realistico.
Per il 69,7% degli intervistati, la longevità non coincide semplicemente con vivere più a lungo, ma con la possibilità di mantenere una buona qualità della vita. Il concetto si sposta quindi dalla durata al benessere complessivo. Le principali preoccupazioni legate alla fase avanzata della vita riguardano il declino cognitivo, indicato dal 50% del campione, e la non autosufficienza, citata dal 47,3%. Più distante il timore di diventare un peso per la famiglia (29,1%), mentre il 19,1% segnala come elemento critico i costi e i tempi di accesso ai servizi sanitari.
Il bisogno di assistenza e il ruolo della famiglia
Più della metà degli italiani, il 53%, considera di aver bisogno di supporto nelle attività quotidiane in futuro. In questo scenario emerge una preferenza crescente per soluzioni professionali di assistenza domiciliare, anche se la famiglia continua a rappresentare un punto di riferimento centrale. Resta però la consapevolezza che una longevità non accompagnata da adeguate tutele potrebbe generare un impatto significativo sui caregiver familiari.
Il dato più evidente riguarda la scarsa diffusione delle soluzioni assicurative legate alla longevità: solo il 3% del campione ha già una copertura attiva. Un ulteriore 32% non le ha mai considerate o non ne è a conoscenza. Tra gli strumenti più rilevanti in questo ambito ci sono le polizze Long Term Care (LTC), pensate per coprire i costi legati alla perdita di autonomia. Tuttavia, il 59% degli italiani non ne ha mai sentito parlare. Il dato cambia radicalmente quando il prodotto viene spiegato in modo semplice: il 75% degli intervistati ne riconosce infatti l’utilità.
Solo il 10% degli italiani si dichiara molto preparato ad affrontare una vita più lunga, mentre il 47% ammette di esserlo poco o per nulla. Le azioni oggi più diffuse riguardano soprattutto comportamenti individuali, come la cura dello stile di vita (51,5%) e la prevenzione sanitaria (43%). A frenare una pianificazione più strutturata sono diversi fattori: il 42% degli intervistati mostra un ottimismo che porta a sottovalutare i rischi futuri, il 40,5% percepisce costi elevati anche solo per iniziare a pianificare, mentre il 26% segnala difficoltà nel comprendere le soluzioni disponibili.
Il ruolo decisivo della consulenza
In un contesto così complesso, la ricerca evidenzia l’importanza della relazione e della fiducia. Gli italiani si affidano principalmente a canali professionali per informarsi sulle soluzioni legate alla longevità. Il 47% indica l’agente o consulente assicurativo come figura di riferimento, seguito dal 35% che si affida a medici e professionisti sanitari e dal 30% che si rivolge a consulenti finanziari.