Società

Liquidazioni giudiziali tornano sopra i livelli pre-Covid: nel I trimestre 2026 segnano +23%

Nel primo trimestre del 2026 le liquidazioni giudiziali in Italia tornano a crescere in modo significativo, superando anche i livelli registrati prima della pandemia. A fotografare la situazione è l’analisi di CRIBIS, aggiornata al 31 marzo 2026, che evidenzia un cambiamento importante nel ciclo di difficoltà delle imprese italiane.

Liquidazioni giudiziali sopra i livelli pre-Covid

Tra gennaio e marzo 2026 sono state registrate 2.885 procedure di liquidazione giudiziale. Un dato che non solo segna un aumento rispetto agli anni recenti, ma supera anche il livello del primo trimestre 2019, ultimo riferimento prima dell’emergenza sanitaria, quando le procedure erano state 2.867. Il confronto con gli anni successivi mostra con ancora più chiarezza la tendenza:

  • +23,2% rispetto al primo trimestre 2025
  • +37,1% rispetto al primo trimestre 2024
  • +50,9% rispetto al 2022.

Secondo CRIBIS, questo incremento riflette il progressivo esaurimento degli effetti delle misure straordinarie di sostegno alle imprese introdotte durante e dopo la pandemia. Il sistema produttivo, tornato a condizioni più “normali”, sta ora riassorbendo gli squilibri accumulati negli anni precedenti.

Un ritorno alla normalità che pesa sulle imprese

Il dato non va letto come un semplice peggioramento improvviso, ma piuttosto come un ritorno a dinamiche di mercato più vicine a quelle pre-Covid. Durante gli anni della pandemia, infatti, molte procedure erano state temporaneamente contenute grazie a interventi straordinari, moratorie e sostegni pubblici. Oggi, però, la situazione è diversa: la pressione sui costi, la riduzione della domanda in alcuni settori e le difficoltà di accesso al credito stanno riportando alla luce fragilità strutturali di molte imprese.

Dove si concentrano le crisi: la mappa territoriale

L’analisi di CRIBIS evidenzia anche una forte concentrazione geografica delle procedure. La regione più colpita è la Lombardia, con 572 liquidazioni giudiziali, pari al 19,8% del totale nazionale. Seguono:

  • Lazio: 464 casi (16,1%)
  • Campania: 275 casi (9,5%)
  • Toscana: 218 casi
  • Piemonte e Veneto: 204 casi ciascuna.

All’estremo opposto della classifica si trovano invece le regioni meno esposte:

  • Valle d’Aosta: 4 casi
  • Molise: 15 casi
  • Basilicata: 17 casi
  • Trentino-Alto Adige: 29 casi.

Il quadro mostra una concentrazione significativa nelle aree economicamente più dinamiche del Paese, dove è anche più elevata la densità di imprese e attività produttive.

I settori più in difficoltà

Dal punto di vista settoriale, le liquidazioni giudiziali si distribuiscono in modo abbastanza chiaro, colpendo soprattutto i comparti più esposti alle oscillazioni della domanda e all’aumento dei costi operativi. Nel dettaglio:

  • Commercio: 854 procedure (il settore più colpito)
  • Servizi: 670 procedure
  • Edilizia: 575 procedure
  • Industria: 488 procedure.

Il commercio si conferma quindi l’area più fragile, seguito da servizi ed edilizia, comparti che risentono in modo diretto sia della contrazione dei consumi sia dell’aumento dei costi energetici e finanziari. Secondo l’analisi, il dato delle liquidazioni giudiziali è il risultato di una combinazione di fattori. Tra i principali:

  • indebolimento della domanda interna in alcuni settori
  • aumento dei costi di produzione e gestione
  • maggiore difficoltà nell’accesso al credito
  • riduzione degli effetti di protezione pubblica post-pandemia.

Questi elementi stanno creando una pressione crescente sui margini delle imprese, soprattutto per le realtà di piccole e medie dimensioni, che hanno meno capacità di assorbire gli shock economici. Il ritorno sopra i livelli del 2019 non rappresenta solo un dato statistico, ma un segnale più ampio di fase economica. Dopo gli anni eccezionali della pandemia e delle misure straordinarie, il sistema sta tornando a una situazione più “naturale”, in cui emergono con maggiore evidenza le fragilità aziendali. In questo contesto, il ruolo dell’analisi del rischio e del monitoraggio delle imprese diventa sempre più centrale, soprattutto per intercettare tempestivamente segnali di difficoltà e prevenire situazioni di crisi irreversibile.