Fonte: WSI
Per anni il settore assicurativo ha guardato all’innovazione come a una leva di efficientamento per rendere i processi più rapidi, mantenere i costi più bassi e ottenere maggiore precisione tecnica. L’Intelligenza Artificiale sposta il discorso molto più avanti. Non siamo più di fronte a una tecnologia che ottimizza una macchina esistente, ma a un fattore che sta riscrivendo la logica industriale dell’assicurazione e i numeri lo stanno confermando.
Secondo le elaborazioni di Italian Insurtech Association, nel 2026 gli investimenti in AI nel settore assicurativo italiano raggiungeranno circa 250 milioni di euro, su un totale di 1,65 miliardi di investimenti in innovazione, con una crescita attesa fino a 500 milioni entro il 2028, pari al 25% della spesa complessiva. La quota di investimenti destinata all’AI è passata dal 5% nel 2024 al 10% nel 2025, fino al 15% previsto nel 2026: un salto che segnala il passaggio dell’AI da tecnologia di supporto a infrastruttura centrale dei modelli di business assicurativi.
Il primo effetto trasformativo riguarda il prodotto stesso. La polizza, intesa come oggetto statico, definito e quasi immutabile, è destinata a perdere centralità. L’AI rende possibile una protezione più continua, adattiva e personalizzata, alimentata da dati comportamentali, sensori, interazioni digitali e contesto d’uso.
Cambia, inoltre, la funzione storica dell’assicurazione che ha sempre operato prevalentemente seguendo una linea predefinita: il danno accade, il sinistro viene gestito, il costo viene compensato. Con l’AI il focus si sposta progressivamente verso la previsione e la conseguente prevenzione. Questo vale nei rami salute, mobilità, casa, cyber e PMI dove il vero valore non è più solo rimborsare il danno, ma contribuire a ridurre la probabilità che questo si verifichi. È qui che l’assicurazione evolve da pagatore a gestore attivo del rischio, integrandosi sempre di più in ecosistemi di servizi, monitoraggio e assistenza. Un terzo cambiamento riguarda l’underwriting, che evolve da attività iniziale a processo continuo, alimentato da dati e aggiornato lungo tutta la relazione con il cliente. Allo stesso tempo, anche il pricing diventa dinamico e personalizzato, spostando il vantaggio competitivo verso chi è in grado di leggere e attivare i dati con maggiore velocità. Il quinto impatto è sulla gestione dei sinistri, dove l’AI non promette soltanto efficienza, ma un cambiamento dell’esperienza assicurativa. Analisi documentale, image recognition, orchestrazione automatica dei workflow e sistemi antifrode possono comprimere tempi, ridurre frizioni e aumentare la qualità delle decisioni.
Anche la distribuzione è destinata ad evolvere. L’AI avrà un forte impatto nell’intermediazione, ma ancor più, nello spingere la protezione ad entrare sempre di più nella quotidianità delle persone, nelle piattaforme e nei servizi che utilizzano. La ricerca “Elementi trasformativi nel settore assicurativo” realizzata da EY per Italian Insurtech Association individua tra le novità più rilevanti a livello distributivo l’embedded insurance, cioè l’integrazione delle coperture direttamente nelle esperienze di acquisto digitali. Il settimo effetto riguarda lo sviluppo di nuovi prodotti e, in alcuni casi, di nuovi mercati. Quando il rischio può essere letto meglio, aggiornato più rapidamente e distribuito in modo più intelligente, diventano assicurabili attività, comportamenti e modelli di business che prima non lo erano o non lo erano in modo economicamente sostenibile. È qui che l’assicurazione smette di essere solo protezione e diventa un abilitatore di crescita per ecosistemi digitali, servizi pay-per-use, modelli parametrici e soluzioni costruite intorno a nuovi rischi emergenti.
L’ottavo impatto è forse uno dei più rilevanti sul piano economico e sociale: l’inclusione assicurativa. Riducendo costi operativi e complessità distributiva, l’AI può rendere più sostenibile rivolgersi a soggetti meno coperti o poco ingaggiati: microimprese, professionisti, clienti retail a bassa penetrazione, bisogni temporanei o specifici. In un Paese come l’Italia, dove il potenziale di sviluppo della domanda assicurativa resta significativo, questa non è soltanto una questione di accessibilità, ma una concreta opportunità di espansione del mercato. L’AI non riduce il perimetro del settore, ma lo amplia, rendendo la protezione più accessibile, comprensibile e coerente con i bisogni reali di famiglie e imprese.
Il nono punto riguarda il vantaggio competitivo che si sposta sui dati e sulla velocità, dove chi riesce a raccoglierli, interpretarli e attivarli prima degli altri ottiene un vantaggio reale. Il recente Insurtech Investment Index 2025, realizzato da IIA con l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, mostra un indice di digitalizzazione salito a 19/30 rispetto al 18/30 dell’anno precedente, ma con una spinta innovativa ancora concentrata soprattutto sui grandi player tradizionali. Nel 2025 il 55% delle compagnie analizzate ha effettuato almeno un investimento in startup insurtech, con 541,6 milioni di euro investiti, mentre gli investimenti in progetti innovativi interni hanno raggiunto 489 milioni. Infine, l’ultimo effetto trasformativo riguarda la forma stessa dell’impresa assicurativa. Le compagnie stanno progressivamente evolvendo da aziende di prodotto a piattaforme di protezione, capaci di integrare servizi, partner, dati, AI e canali distributivi in un unico ecosistema. Ma questa trasformazione ha una condizione precisa: le competenze. Senza la capacità di guidare questa trasformazione, il rischio di perdere competitività è alto. Secondo una ricerca realizzata da IIA e EY, l’88% delle compagnie considera prioritarie le competenze digitali e tecnologiche, con focus su AI e machine learning per l’83%. Tuttavia il 67% degli intervistati segnala un gap di competenze digitali. La trasformazione, quindi, non si gioca solo sulla tecnologia disponibile, ma sulla capacità delle organizzazioni di governarla.
L’assicurazione è nata per proteggere il futuro, l’Intelligenza Artificiale la sta trasformando nella capacità di anticiparlo. Nei prossimi anni non saranno avvantaggiate soltanto le compagnie più grandi, ma quelle capaci di integrare dati, governance, competenze e protezione nei flussi della vita quotidiana di persone e imprese. Tutte le altre rischiano di restare ancorate a un modello che il mercato ha già iniziato a superare.