Private banking: l’Aipb raggiunge i 162 soci, previste nuove adesioni di altri intermediari
L’Aipb si conferma il fulcro della gestione dei grandi patrimoni in Italia. Con Antonella Massari, segretario generale di Aipb, abbiamo tracciato il profilo di un’associazione in costante crescita, che oggi conta 162 soci.
Un ecosistema dove banche, asset manager e professionisti di vari settori collaborano per offrire una consulenza a 360° capace di integrare protezione, innovazione e pianificazione patrimoniale per le famiglie e gli imprenditori.
Massari, la compagine dei soci Aipb continua a crescere. A quanti soci siete arrivati?
“Ad oggi Aipb conta 162 soci complessivi: 40 soci ordinari, cioè banche e Sim che offrono servizi di private banking alla clientela finale; 63 aderenti, tra asset manager e compagnie di private insurance che mettono a disposizione delle banche strumenti di investimento e protezione; 27 affiliati, che comprendono studi professionali, società di servizi, consulenza, innovazione e tecnologia, a supporto dell’attività delle banche; e 32 onorari, tra università e associazioni di categoria”.
Rispetto ad altre associazioni del settore, nella vostra il parterre dei soci è più variegato. A cosa è dovuto?
“È una caratteristica che appartiene da sempre ad Aipb e che riflette la natura stessa del private banking. Attorno al cliente private operano infatti soggetti diversi e complementari: banche e reti private, asset manager, assicurazioni e broker, studi professionali, società di servizi, consulenza, innovazione e ricerca. La nostra base associativa rappresenta questa filiera ampia e interconnessa.
È anche per questo che Aipb si definisce ‘The Private & Wealth Management Hub’: un luogo in cui competenze diverse possono confrontarsi in modo strutturato su mercato, offerta, regolamentazione e bisogni della clientela.”
In futuro pensate di espandere la compagine ad altre tipologie di professionisti?
“Stiamo iniziando ad aprirci in modo strutturato al mondo dei family office, in particolare dei multi-family office, e al mondo assicurativo tradizionale, legato ai temi della protection. Sono ambiti che riteniamo sempre più rilevanti in una visione evoluta del Wealth Management, perché da un lato rafforzano la capacità di leggere e accompagnare il patrimonio del cliente in modo complessivo, e dall’altro ampliano il perimetro della consulenza anche alla protezione della persona, della famiglia e dei beni. Il nostro obiettivo è continuare a coinvolgere professionalità che possano contribuire in modo qualificato allo sviluppo del private banking.”
Quale contributo possono fornire al settore dei grandi patrimoni più tipologie di professionisti?
“Il contributo è molto concreto, perché consente di portare dentro lo stesso perimetro punti di vista diversi ma complementari. Questa pluralità aiuta a sviluppare nuove idee, individuare opportunità, gestire i rischi e accompagnare con maggiore efficacia l’evoluzione del settore. Questo valore si riflette in modo evidente anche nei temi su cui Aipb concentra oggi la propria attività: l’innovazione di prodotto e di servizio, insieme all’evoluzione del modello di consulenza, che si misura con un contesto di mercato e regolamentare in cambiamento e richiede nuove capacità di adattamento, integrazione delle soluzioni e sviluppo dell’offerta; la consulenza all’imprenditore e, più in generale, il wealth planning, che implicano una visione più ampia del patrimonio e dei bisogni della famiglia e dell’impresa; e il tema delle nuove competenze della figura professionale, sempre più centrali per accompagnare clienti con esigenze complesse. In altre parole, la presenza di operatori diversi consente di leggere il patrimonio del cliente in modo più completo e di costruire risposte più evolute ai suoi bisogni.”