Economia

Flat tax per chi si trasferisce al Sud: cosa cambia dal 7 aprile 2026

Dal 7 aprile 2026 cambia in modo significativo la mappa delle destinazioni italiane più interessanti per i pensionati stranieri. Con l’entrata in vigore della Legge annuale sulle PMI (n. 34/2026), il governo amplia la platea dei comuni del Mezzogiorno che possono beneficiare del regime fiscale agevolato, la cosiddetta flat tax, pensato per attrarre nuovi residenti dall’estero.

La novità principale riguarda la dimensione dei comuni: la soglia massima di popolazione sale da 20.000 a 30.000 abitanti. Un cambiamento apparentemente tecnico, ma che in realtà apre le porte a molte città di medie dimensioni, finora escluse, rendendole più competitive rispetto ai piccoli borghi.

Più comuni accessibili, più opportunità: cosa cambia nella flat tax

La modifica interviene sul regime già introdotto nel 2019, che consente ai pensionati esteri di trasferire la residenza fiscale nel Sud Italia e pagare un’imposta sostitutiva del 7% su tutti i redditi prodotti all’estero. Con il nuovo limite demografico, entrano nel perimetro molte realtà urbane con maggiori servizi, infrastrutture e qualità della vita. Non solo piccoli centri quindi, ma anche città capaci di offrire un equilibrio tra vivibilità e opportunità.

Tra le nuove destinazioni potenzialmente attrattive rientrano diverse località del Sud, distribuite tra Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, oltre ad alcune aree già incluse perché colpite da eventi sismici negli anni passati.

Come funziona la flat tax per chi si trasferisce al Sud

Il meccanismo resta semplice e competitivo: chi aderisce può applicare un’imposta forfettaria del 7% su tutti i redditi esteri per un periodo massimo di 9 anni. Per accedere, è necessario:

  • trasferire la residenza in uno dei comuni ammessi del Mezzogiorno;
  • non essere stati residenti fiscalmente in Italia nei cinque anni precedenti;
  • provenire da un Paese con accordi di cooperazione fiscale con l’Italia;
  • esercitare l’opzione nella dichiarazione dei redditi.

Il regime può essere revocato, ma una volta terminato – per scelta o per perdita dei requisiti – non è possibile attivarlo nuovamente.

Oltre all’aliquota agevolata, il regime offre vantaggi importanti anche sul piano degli adempimenti. I pensionati che vi aderiscono, infatti, non devono:

  • pagare l’IVIE sugli immobili detenuti all’estero;
  • versare l’IVAFE su conti e strumenti finanziari esteri;
  • compilare il quadro RW per il monitoraggio fiscale.

Si tratta di semplificazioni rilevanti, che rendono il trasferimento in Italia ancora più interessante per chi dispone di patrimoni o redditi internazionali.

Non solo pensionati: focus anche su nomadi digitali

La legge non guarda soltanto ai pensionati. Rafforza anche gli strumenti per attrarre lavoratori stranieri da remoto, i cosiddetti “digital nomad”. In particolare, vengono ampliati i compiti della struttura tecnica che supporta il coordinamento degli investimenti esteri, con un maggiore impegno nella promozione dei territori italiani come base operativa per professionisti internazionali.

È un segnale chiaro: l’Italia punta sempre di più su nuove forme di residenzialità, legate alla mobilità globale e al lavoro digitale. Un altro cambiamento riguarda la governance: il Ministero del Turismo entra ufficialmente nel Comitato interministeriale per l’attrazione degli investimenti esteri.

L’obiettivo è rafforzare il legame tra politiche fiscali, sviluppo territoriale e settore turistico, sempre più centrale nell’attrarre capitali e nuovi residenti dall’estero. Questa misura non è solo fiscale, ma anche strategica. L’estensione della flat tax ai comuni fino a 30.000 abitanti punta a rivitalizzare quelle realtà di medie dimensioni che spesso restano ai margini: troppo grandi per beneficiare delle politiche per i borghi, ma non abbastanza attrattive come le grandi città.

L’arrivo di pensionati stranieri può avere effetti concreti sull’economia locale: più consumi, maggiore domanda immobiliare, nuove opportunità per servizi e attività. Dopo il successo registrato in alcune aree – soprattutto in Sicilia, già molto apprezzata da pensionati europei e americani – il governo prova quindi ad allargare il modello, trasformandolo in uno strumento più ampio di sviluppo e ripopolamento del Sud Italia.