di David Pascucci Market Analyst XTB

Perché marzo è il mese della volatilità sui mercati finanziari

I mercati finanziari sono stati piuttosto volatili nel corso del mese di marzo. La stessa cosa era avvenuta lo scorso anno quando abbiamo assistito alla volatilità in aumento e al conseguente ribasso dei mercati dovuto alla questione “dazi” e al ritorno dell’inflazione. Da anni ormai il mese di marzo è noto per essere il mese della volatilità. In questi giorni di marzo, il trend della volatilità continua a persistere e rischia di diventare strutturale, ossia durare per molto tempo e caratterizzare l’andamento complessivo dei mercati finanziari da qui ai prossimi mesi.

Le conseguenze della volatilità sui mercati

Il Vix, l’indice della volatilità di S&P500, da gennaio è ritornato a quotare stabilmente sopra i 20, un livello di guardia per i mercati in quanto ad un aumento della volatilità coincide solitamente un ribasso generalizzato dei mercati, scenario al quale stiamo assistendo. Il problema della volatilità è quando inizia a quotare stabilmente sopra determinati livelli per tanto tempo, come ad esempio nel caso attuale dove il livello 20 è il riferimento.
Quotare per molto tempo a ridosso di questo livello potrebbe portare i mercati ad essere stabilmente volatili, di conseguenza la volatilità diventa strutturale e lo scenario al quale dovremmo abituarci è quello di un possibile bear market di lungo termine. Un esempio è il 2022, dove abbiamo assistito ad un aumento della volatilità che rimase stabile per tutto l’anno, alternando poi settimane molto positive e settimane nettamente negative sui mercati azionari.

La volatilità impatta anche sui titoli di Stato

Ricordiamo inoltre che la volatilità è fondamentale per il trading di breve terminema deleteria per il trading di più lungo termine; pertanto, la ricerca della sicurezza è fondamentale per gli operatori di mercato, sicurezza che solitamente si trova sui titoli di Stato. Attenzione, in questo momento troviamo volatilità anche sui titoli di Stato, elemento che indica come la situazione attuale sia di effettivo “panico” generale su tutti i mercati.

Per le prossime settimane, se la volatilità dovesse rimanere alta, potremmo assistere a mercati azionari in preda a forti oscillazioni che solamente nel lungo termine risulteranno in un mercato ribassista. Per quanto riguarda i titoli di Stato, potrebbero ritornare a esibire un trend rialzista su tutte le scadenze solamente dopo la verifica dei dati sull’inflazione, tema centrale al momento. In questo contesto fanno storia a sé le materie prime che potrebbero influire direttamente sull’andamento dei mercati, come ad esempio il petrolio e il gas in quanto protagoniste delle ultime vicende geopolitiche, mentre oro e argento potrebbero non risentire assolutamente della situazione e risultare di fatto indipendenti dallo scenario macro attuale.