Mercati

A Wall Street torna l’era dei super compensi

Dopo oltre un decennio di moderazione salariale, Wall Street torna a premiare i propri vertici con pacchetti retributivi di dimensioni storiche, sostenuta da utili robusti e da un modello di business percepito come più stabile rispetto al passato.  Lo scrive il Finacial Times, spiegando che i  i sei amministratori delegati delle maggiori banche statunitensi hanno incassato complessivamente oltre 250 milioni di dollari. Tutti hanno superato la soglia dei 40 milioni individuali, con retribuzioni medie in aumento del 22% rispetto all’anno precedente.

Un dato che fotografa meglio di qualsiasi indice l’anno d’oro della finanza americana, mentre il divario con i dipendenti medi continua a crescere.

Chi ha guadagnato di più

Il primato spetta a David Solomon di Goldman Sachs, con 47 milioni tra bonus, azioni e carried interest legato ai fondi gestiti dalla banca. Subito dopo ci sono Ted Pick, ceo di Morgan Stanley, con 45 milioni e Jamie Dimon, numero uno di Jp Morgan, con 43 milioni, confermando la leadership dei veterani di Wall Street.  Ancora più marcato l’aumento per Jane Fraser, amministratrice delegata di Citigroup, la cui paga è salita del 22% a 42 milioni, segnale della fiducia del consiglio di amministrazione nel piano di rilancio del gruppo mentre Brian Moynihan di Bank of America ha raggiunto 41 milioni, con un incremento del 17% rispetto all’anno precedente. Infine, Charlie Scharf, ceo di Wells Fargo, che, sempre nel 2025, ha intascato 40 milioni di dollari (+28%).

Mercati in ripresa e regolazione più flessibile

L’aumento dei compensi è sostenuto dalla forte performance dei mercati: le azioni delle grandi banche Usa sono salite in media del 42% nel 2025, spinte da operazioni straordinarie e da un clima regolatorio più permissivo. Alcune restrizioni introdotte dopo la crisi del 2008 sono state allentate, con leva finanziaria maggiore e vincoli più flessibili sui prestiti rischiosi.

Le strategie aziendali hanno contribuito a sostenere i compensi: Citigroup è diventata la banca più performante di Wall Street dopo anni di sottoperformance, grazie alla ristrutturazione guidata da Fraser. Wells Fargo, sotto Charlie Scharf, ha eliminato limiti agli attivi imposti dopo lo scandalo dei conti falsi. Entrambi i ceo hanno assunto anche il ruolo di presidente del consiglio, concentrando potere e retribuzione.

Un ritorno ai livelli pre-crisi

Compensi di questa entità non si vedevano da prima del 2008. Nel 2007 Lloyd Blankfein, allora alla guida di Goldman Sachs, ricevette 68,5 milioni di dollari, cifra record per l’epoca. Nello stesso periodo, istituti come Morgan Stanley e Bear Stearns affrontavano già le prime perdite legate ai mutui.
Anche Lehman Brothers aveva premiato generosamente il proprio CEO Richard Fuld nel 2007, poco prima del fallimento storico dell’anno successivo. Le retribuzioni dei manager finirono allora sotto esame del House Committee on Oversight and Government Reform, mentre gli azionisti subivano pesanti svalutazioni legate alla crisi dei subprime.

Il contesto odierno è però diverso: la normativa introdotta dopo la crisi, in particolare il Dodd-Frank Act del 2010, ha ridotto il livello di rischio assunto dalle grandi banche e rafforzato la loro stabilità.
Secondo Mike Mayo, responsabile della ricerca sulle grandi banche statunitensi presso Wells Fargo, esiste un chiaro legame tra performance e retribuzioni, anche perché una quota rilevante dei compensi è pagata in azioni, allineando gli interessi dei manager a quelli degli azionisti.