Economia

Mutui sempre più cari: cosa sta succedendo ai tassi di interesse

A prima vista sembra un paradosso: i tassi di riferimento sono stabili, relativamente bassi rispetto ai picchi degli ultimi anni, ma i mutui continuano a costare di più. Una contraddizione solo apparente, che sta creando confusione tra famiglie e aspiranti acquirenti di casa. In realtà, il meccanismo che lega le decisioni delle banche centrali ai tassi applicati ai mutui è più complesso di quanto sembri.

Il punto di partenza: i tassi ufficiali

Nella sua ultima riunione di politica monetaria, la Bce ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale, al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%, rispettivamente. Quando si parla di “tassi bassi”, il riferimento è di solito ai tassi fissati dalle banche centrali, come quello sui depositi o sulle operazioni di rifinanziamento. Questi tassi influenzano il costo del denaro per le banche, ma non si trasferiscono automaticamente ai mutui concessi ai clienti.

Le banche, infatti, non si finanziano solo attraverso la banca centrale: una parte rilevante della raccolta avviene sui mercati finanziari e tramite i depositi dei risparmiatori. Ed è qui che entra in gioco la prima distinzione fondamentale.

Euribor, Irs e lo spread bancario

I mutui non seguono direttamente i tassi ufficiali, ma due indicatori chiave: l’Euribor per i mutui a tasso variabile e l’Irs per quelli a tasso fisso. Entrambi riflettono le aspettative dei mercati sull’andamento futuro dei tassi, non solo la situazione attuale.

Se gli investitori prevedono che l’inflazione possa rimanere alta o che le banche centrali siano ancora caute nei tagli, questi parametri possono restare elevati o addirittura salire, anche se i tassi ufficiali scendono. A questo si aggiunge lo spread applicato dalle banche, ovvero il margine che le istituzioni aggiungono al tasso di riferimento per tutelarsi dai rischi. Negli ultimi mesi, molti istituti hanno aumentato questo margine per coprire l’incertezza economica e il possibile aumento dei crediti deteriorati.

I numeri più recenti

A dimostralo i numeri ufficiali. Secondo l’Abi infatti, a dicembre scorso il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni si è attestato intorno al 3,37%, leggermente sopra il 3,30% di novembre ma comunque inferiore al 4,42% registrato nello stesso mese dell’anno precedente. I dati confermano come, nonostante il calo rispetto al 2023, i mutui restino più costosi di quanto molti consumatori si aspettino.

C’è poi il tema delle aspettative di inflazione e della prudenza delle banche: per i mutui a lungo termine, chi presta denaro vuole proteggere il rendimento reale, soprattutto se l’inflazione resta incerta. Inoltre, le regole di capitale imposte dalle autorità richiedono più fondi propri da parte degli istituti, aumentando di fatto il costo del credito per i clienti.

Cosa succederà ai tassi di interesse nel 2026?

Dopo due anni di manovre intense, il 2026 per la Banca Centrale Europea si prospetta come un anno di attesa e monitoraggio, più che di interventi clamorosi. La BCE, guidata da Christine Lagarde, considera la politica monetaria in una posizione “ottimale”: i tassi di interesse – 2% sui depositi, 2,15% sul rifinanziamento principale e 2,40% sui prestiti marginali – sembrano adeguati a contenere l’inflazione vicino al target del 2%, mentre l’economia dell’Eurozona cresce lentamente ma senza crolli.

In questo contesto, il grosso del lavoro sui tassi è già stato fatto, e lo scenario di base prevede stabilità per tutto l’anno, con eventuali piccoli aggiustamenti solo se l’inflazione dovesse scendere significativamente sotto il target o, meno probabile, risalire rapidamente. Francoforte tiene d’occhio soprattutto i prezzi dei servizi, considerati il vero nodo dell’inflazione “appiccicosa”, più che l’energia, in calo. Finché i dati restano stabili, la BCE manterrà una strategia prudente, confidando che il naturale raffreddamento dell’economia contribuisca a stabilizzare i prezzi, evitando così nuovi rialzi o tagli significativi dei tassi nel corso del 2026.