Investimenti

Risparmi contaminati, l’editoriale di gennaio 2026 del magazine Wall Street Italia

Il bivio in cui si trovano gli italiani è rappresentabile come una rotonda immersa nella nebbia, dove continuiamo a girare a vuoto, senza orientamento né visione. Con cosa ci ritroveremo il giorno in cui la nebbia dovesse alzarsi? Con cosa si ritroveranno i nostri figli?

Stiamo contaminando i nostri risparmi con una cattiva gestione degli stessi. In questo numero di Wall Street Italia, dedicheremo tutta la nostra attenzione a quanto la crescita dei nostri patrimoni sia stata fortemente penalizzata dalle scelte d’investimento compiute dalle famiglie italiane.
Ci ritroviamo così con una crescita che, se sommiamo l’effetto combinato di inflazione, scelte di gestione e risultati maturati, ci porta a realizzare che, sul conto corrente dell’intera nazione, negli ultimi 30 anni non abbiamo accumulato nuova ricchezza.

Questa situazione – che trovate più argomentata nel dettaglio nel corpo del giornale – risulta ancora più negativa se consideriamo che gli italiani, nello stesso trentennio, non hanno smesso di fare sacrifici, anzi. A fronte di una ricchezza attuale pari a 11.200 miliardi, gli italiani dal 1994 a oggi hanno contribuito con nuovi risparmi per circa 6.500 miliardi. Questi nuovi risparmi, di fatto, hanno coperto esclusivamente l’effetto inflattivo, senza fornire ulteriore spinta alla crescita della ricchezza del Paese.

Ma cosa è successo negli altri Paesi? Prendiamo gli Stati Uniti. In questi 30 anni, gli americani non solo hanno coperto l’inflazione e quindi tutelato i capitali di partenza, ma hanno anche generato nuova ricchezza, e continuano a farlo. Lo stesso discorso vale per altri Stati come Francia, Spagna e Germania: sebbene non nella stessa dimensione Usa, hanno comunque immesso nuova linfa per alimentare la pianta finanziaria dei propri cittadini. Insomma, il dado tratto da questa analisi impietosa dei numeri italiani imporrebbe scelte forti e tempestive. Necessiterebbe di azioni di cui nessuno si sta facendo carico e, in particolare, di educazione finanziaria attiva. Quella capace non solo di creare cultura, ma di trasformare questa cultura in azione immediata, efficace e diretta.

Non possiamo guardare al futuro facendoci solo domande invece di darci delle risposte. Non possiamo rinunciare a costruire il mondo che vorremmo, gestendo in modo miope il futuro delle nostre vite e il supporto finanziario che deve alimentarle costantemente.
Non c’è più tempo per cambiare registro e suonare una musica nuova.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di gennaio 2025 del magazine Wall Street Italia. Clicca qui per abbonarti.