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Berkshire Hathaway dopo Buffett: cosa aspettarsi dall’era Greg Abel e perché Wall Street guarda con attenzione

Manca sempre meno a uno dei passaggi di testimone più simbolici della storia della finanza. Warren Buffett, l’uomo che per oltre mezzo secolo ha incarnato Berkshire Hathaway, è pronto a lasciare la guida del conglomerato alla fine dell’anno. Al suo posto subentrerà Greg Abel, figura già ben conosciuta all’interno del gruppo ma inevitabilmente chiamata a confrontarsi con un’eredità ingombrante. Wall Street osserva, analizza e, come spesso accade, dispensa consigli.

Non capita tutti i giorni di succedere a una leggenda vivente. Buffett non è stato soltanto un amministratore delegato di straordinario successo, ma il custode di una cultura aziendale unica, basata su pazienza, disciplina e una visione di lungo periodo raramente eguagliata. Proprio per questo, il suggerimento più ricorrente che arriva dagli addetti ai lavori è tanto semplice quanto profondo: Greg Abel non deve provare a essere il nuovo Warren Buffett.

“Non cercare di essere Buffett”: il primo consiglio di Wall Street

Bill Stone, Chief Investment Officer di Glenview Trust, lo ha sintetizzato senza giri di parole. Buffett e Charlie Munger, scomparso nel 2023, sono stati probabilmente il più grande duo di investitori di tutti i tempi. Tentare di competere con loro sullo stesso terreno sarebbe una battaglia persa in partenza. Meglio concentrarsi su ciò che conta davvero per il futuro di Berkshire: la crescita degli utili operativi, una gestione attenta del capitale e la capacità di farsi trovare pronti quando il mercato offre occasioni interessanti.

Secondo Stone, Abel dovrebbe anche valutare con attenzione politiche come la riduzione del numero di azioni in circolazione, rafforzando così il valore per gli azionisti. Una strategia pragmatica, più che simbolica, che guarda ai fondamentali piuttosto che al mito.

Greg Abel, attuale vicepresidente con responsabilità sulle attività non assicurative, non è certo un volto nuovo. Da anni partecipa attivamente alla vita del gruppo e agli incontri con gli azionisti, inclusa la celebre assemblea annuale di Omaha. Tuttavia, il ruolo di CEO rappresenta un salto di responsabilità che cambia radicalmente la percezione del mercato.

Fiducia degli investitori e possibile cambio di stile gestionale

Per Jonathan Boyar, presidente di Boyar Research, c’è un modo molto concreto per rafforzare la fiducia di Wall Street: investire pesantemente, a titolo personale, nelle azioni Berkshire. Abel possiede già una quota significativa, valutata intorno ai 171 milioni di dollari, ma un ulteriore acquisto in questa fase manderebbe un messaggio chiaro di allineamento totale con gli azionisti.

Boyar si aspetta anche un cambio di passo sul fronte della gestione. Buffett è sempre stato famoso per il suo approccio estremamente decentralizzato, lasciando grande autonomia alle numerose controllate del gruppo. Abel, invece, potrebbe adottare uno stile più interventista, con maggiore supervisione e attenzione all’efficienza operativa. In un conglomerato vasto come Berkshire, questo potrebbe tradursi in tagli agli sprechi, accorpamenti di divisioni e un miglioramento della redditività complessiva.

Non si tratta di una critica al passato, ma di una naturale evoluzione. Buffett è universalmente riconosciuto come il miglior allocatore di capitale di sempre, ma non ha mai ambito a essere il manager operativo più rigoroso. Abel potrebbe colmare proprio questo spazio.

Il mercato tra cautela e opportunità di lungo periodo

Il mercato ha già iniziato a scontare il cambiamento. Dopo l’annuncio ufficiale della successione, arrivato durante l’assemblea di maggio, le azioni di classe B di Berkshire Hathaway hanno registrato un calo del 15% nei tre mesi successivi. Parte di quella perdita è stata recuperata, e oggi la flessione si è ridotta a poco più dell’8%. Un segnale di cautela, ma non di sfiducia generalizzata.

Secondo David Jagielski di The Motley Fool, la lunga permanenza di Buffett ha dato a Berkshire tutto il tempo necessario per preparare una transizione ordinata. Abel viene considerato pronto e ben inserito, e il suo approccio non dovrebbe discostarsi in modo radicale da quello del suo predecessore. Tuttavia, qualche cambiamento nel portafoglio è probabile. L’ingresso di Alphabet tra le partecipazioni nel terzo trimestre è visto come un indizio di una maggiore apertura verso titoli growth, a scapito di investimenti più maturi e a crescita lenta come Kraft Heinz.

Jagielski si dice cautamente ottimista e ritiene Berkshire un investimento interessante anche guardando oltre il 2026. Anzi, eventuali ulteriori ribassi dopo l’uscita di Buffett potrebbero trasformarsi in occasioni di acquisto per gli investitori di lungo periodo.

Il rischio del “Buffett premium” e le sfide industriali

Non mancano, però, le voci più prudenti. Mel Casey di FBB Capital Partners sottolinea il rischio di perdere il cosiddetto “Buffett premium”, ovvero quel valore intangibile legato alla presenza stessa di Buffett. Alcuni investitori, avverte, sono più legati alla figura del fondatore che ai fondamentali della società. Se questa componente dovesse venire meno, il titolo potrebbe risentirne nel breve termine.

Allo stesso tempo, Berkshire dovrà affrontare sfide operative rilevanti. BNSF, la controllata ferroviaria del gruppo, si è espressa con forza contro la maxi-fusione da 85 miliardi di dollari tra Union Pacific e Norfolk Southern, che mira a creare la prima rete ferroviaria merci transcontinentale negli Stati Uniti. Secondo la CEO di BNSF, Katie Farmer, l’operazione ridurrebbe la concorrenza e finirebbe per penalizzare consumatori e imprese con costi più elevati. Un dossier complesso che finirà inevitabilmente sul tavolo del nuovo CEO.