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È partito il conto alla rovescia per il cambio di testimone alla Berkshire Hathaway, la holding fondata e guidata dal più noto degli investitori di Wall Street, il novantacinquenne Warren Buffett. Dal primo gennaio con il passaggio di consegne a Greg Abel, designato CEO da oltre quattro anni e ora pronto a insediarsi ufficialmente, si chiude un’era e se ne apre una nuova, meno legata al magnetismo dell’“Oracolo di Omaha”. Una sfida complessa attende Abel, che dovrà convincere il mercato che Berkshire può prosperare anche senza che il fondatore prenda le decisioni finali o detti la linea nelle note lettere annuali agli azionisti.
Un nuovo modello di leadership e le sfide future
Abel, 63 anni, prende in mano una macchina che al suo interno presenta quasi 200 aziende – dalle ferrovie BNSF all’assicurazione Geico, dall’energia ai marchi retail – e si troverà a guidare con un approccio più diretto.
La transizione è già iniziata: Berkshire ha varato una mini–rivoluzione organizzativa a tre settimane dal cambio ai vertici. Ma la vera sfida si giocherà sul terreno della crescita.
Il titolo Berkshire ha segnato una crescita pari a quasi sei milioni per cento dal 1965, ben oltre l’S&P 500. Ma negli ultimi anni le performance si sono allineate all’indice o addirittura sono state inferiori.
Buffett stesso ha ricordato che le dimensioni del gruppo “si fanno sentire”, come scritto nella lettera del 10 novembre. Con oltre 380 miliardi di dollari di liquidità, il conglomerato incassa molto ma fatica a trovare investimenti adeguati, complice la concorrenza del private equity sui prezzi.
Gli investitori sanno che i rendimenti non torneranno ai livelli degli anni d’oro. James Armstrong, investitore di lungo corso, ha dichiarato a Reuters: “Non ci aspettiamo il 23% annuo che Buffett ha realizzato per decenni, ma se Abel garantirà un 8-10% saremo soddisfatti”.
Dividendi, buyback e trasparenza: le richieste che salgono
Molti azionisti chiedono un’evoluzione più tradizionale del modello Berkshire: dividendi (che mancano dal 1967), un piano di buyback più definito e maggiore chiarezza nei conti di alcune controllate.
Secondo quanto spiegato all’agenzia Reuters Cathy Seifert di CFRA Research, “crescerà la pressione per un dividendo e una politica di allocazione del capitale più articolata”. Un’ipotesi: un dividendo al 2%, con un impatto contenuto di circa 21 miliardi l’anno.
È possibile che Abel introduca maggiore trasparenza nei report finanziari, oggi spesso sintetici al punto da risultare disorientanti per gli analisti. Ma una parte degli investitori teme eccessi di normalizzazione: “Non vogliamo cambiare la cultura Berkshire”, ha detto a Reuters Steve Check, presidente di Check Capital Management.
La questione della successione e il peso del voto di Buffett
Restano aperte le domande sulla seconda linea di comando: Ajit Jain, 74 anni, pilastro del comparto assicurativo, potrebbe non restare a lungo. E non è chiaro il futuro di Ted Weschler, investitore di fiducia a cui in passato era stato attribuito un ruolo successivo nella gestione del portafoglio azionario.
In ogni caso, l’influenza di Buffett resterà determinante: detiene ancora il 29,8% dei diritti di voto e continuerà come presidente, frenando qualsiasi ambizione di attivismo da parte degli azionisti più aggressivi.
“Finché Buffett sarà al lavoro e alla presidenza, Berkshire avrà le sue impronte digitali”, ha spiegato Check a Reuters.
Il vero test dunque sarà dimostrare che Berkshire può evolvere senza snaturarsi, mantenendo la cultura costruita da Buffett ma aprendosi a un’operatività più moderna