Il 2025 si chiude con molti listini azionari sui massimi storici, una Federal Reserve tornata al ciclo di tagli e un’economia statunitense resiliente ma socialmente più divisa, “una vera K-shape economy”, osserva Marc Seidner, CIO per le strategie non tradizionali di PIMCO. In questo contesto, l’asset allocation del 2026 secondo PIMCO richiede attenzione, equilibrio e – soprattutto – un ritorno deciso alla gestione attiva.
Seidner anticipa che l’Outlook ciclico di gennaio offrirà una fotografia più dettagliata, ma già oggi individua alcuni assi portanti del posizionamento per il prossimo anno.
Azioni: valutazioni elevate, ma il valore torna centrale
Il rally dei listini degli ultimi anni ha lasciato gli indici statunitensi su multipli vicini ai picchi storici, trainati da un numero ristretto di big tecnologici. La concentrazione dei rendimenti è diventata un tema non più ignorabile, secondo Seidner. Che mette in luce come l’enorme investimento richiesto dall’intelligenza artificiale – sempre più finanziato con debito – stia trasformando un settore un tempo campione dell’efficienza del capitale.
Parallelamente, emergono segnali di fragilità: accordi circolari tra hyperscaler e produttori di semiconduttori, esposizioni incrociate, escalation di spesa su infrastrutture dai ritorni non sempre immediati.
Ma sotto questa superficie si aprono spiragli significativi. I titoli value trattano ancora su livelli più contenuti rispetto alle metriche storiche e potrebbero beneficiare della stabilità macro attesa negli Stati Uniti. Lo scenario migliore per il value, spiega Seidner, è una Fed che continua a tagliare i tassi mentre la crescita degli utili si ampia oltre la tecnologia.
A livello geografico, PIMCO individua opportunità nei mercati emergenti, soprattutto in Corea, Taiwan e Cina, grazie alla combinazione tra valutazioni più ragionevoli e politiche monetarie più accomodanti.
Conclusione per gli investitori: per PIMCO il mantra del 2026 è privilegiare valore e qualità, non inseguire i segmenti più costosi.
Liquidità: il rifugio non paga più
Il 2024–2025 ha premiato chi ha parcheggiato grandi masse in liquidità. Ma ora, avverte Seidner, restare fermi in contante significa rinunciare a rendimenti potenzialmente superiori. Con il taglio dei tassi, i rischi di reinvestimento aumentano mentre le curve dei rendimenti si sono irripetite, riducendo l’attrattiva degli strumenti a brevissima scadenza.
Le obbligazioni di alta qualità tornano dunque sotto i riflettori: con l’inflazione prossima ai target e la correlazione negativa azioni-bond ripristinata, il reddito fisso riacquista un ruolo cardine nella costruzione di portafoglio. Interessanti anche le opportunità globali, dal Regno Unito all’Australia, fino a Perù e Sudafrica.
Conclusione per gli investitori: favorire un graduale passaggio dal contante verso bond di qualità con scadenze 2-5 anni, per fissare rendimenti e beneficiare di eventuali apprezzamenti.
Beni reali: oro, materie prime e cripto tra difesa e speculazione
Il metallo giallo ha superato colpi di reni i 4.300 dollari l’oncia. Una corsa alimentata da fattori geopolitici, accumulo delle banche centrali e ricerca di coperture contro l’inflazione.
“È plausibile un ulteriore rialzo a doppia cifra”, sostiene Seidner, pur avvertendo che una parte del rally è figlia del momentum e che la valutazione appare tirata rispetto ai rendimenti reali.
Le materie prime, dal canto loro, continuano a porsi come un diversificatore efficace, soprattutto in un contesto in cui la transizione AI-centrica richiede rame, energia, terre rare. Anche le criptovalute restano un tema vivo nella domanda degli investitori più giovani, ma Seidner ricorda che “la volatilità strutturale del bitcoin ne limita l’uso come riserva di valore”.
Conclusione per gli investitori: usare oro e materie prime in dosi moderate per aumentare resilienza e protezione dall’inflazione, evitando concentrazioni tematiche eccessive.
Credito: gli scricchiolii non mancano, selettività indispensabile
Gli spread sono compressi, ma sotto la superficie emergono crepe. Fallimenti, casi di frode, difficoltà di rifinanziamento: segnali, secondo Seidner, di un allentamento delle condizioni di sottoscrizione negli strati più rischiosi del credito.
Le Business Development Company (BDC) quotate trattano con sconti medi del 10% sul NAV, mentre cresce il ricorso ai finanziamenti PIK, con un “tasso di insolvenza ombra” stimato al 6%. Nonostante ciò, PIMCO vede spazi interessanti nel credito di alta qualità, nel finanziamento su larga scala e nei prestiti legati a data center e infrastrutture AI, dove gli hyperscaler investment grade rappresentano inquilini solidi.
Conclusione per gli investitori: adottare strategie attive e flessibili, capaci di muoversi tra pubblico e privato e di pesare attentamente liquidità, rischi e possibili rendimenti.
La sintesi: flessibilità, ricerca e coraggio selettivo
In poche parole, l’anno che arriva richiederà un approccio meno lineare, più dinamico. “Il 2026 premierà chi saprà bilanciare liquidità, rendimento e diversificazione con disciplina attiva”, ribadisce Seidner.
L’indicazione di fondo di PIMCO è chiara: incrementare qualità nel reddito fisso, introdurre in modo misurato beni reali, e individuare settori azionari sottovalutati in un mercato dominato da pochi giganti tech. Un mosaico di scelte che, se ben calibrate, può trasformare l’incertezza in opportunità.