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L’arena globale dei grandi patrimoni entra in una fase di trasformazione strutturale e l’Italia, pur parte di un club ristretto, si muove con andamento più moderato rispetto ai principali mercati europei. Nel 2025 i miliardari italiani si riducono da 62 a 61, con una flessione del 2% e una ricchezza aggregata che scivola da 175,4 a 173,1 miliardi di dollari (-1,3%). Un dato che si inserisce in un’Europa a due velocità: da un lato la Germania che balza da 117 a 156 miliardari (+33%), dall’altro mercati più maturi come Svizzera e Francia che restano stabili.
La fotografia è quella della tabella globale dei miliardari 2025 e del nuovo UBS Billionaire Ambitions Report, giunto all’undicesima edizione, che registra un massimo storico della ricchezza mondiale: 15,8 trilioni di dollari, spinti da tecnologia, industria e soprattutto dal più grande trasferimento di ricchezza intergenerazionale mai osservato.
Una nuova élite globale: tra innovazione e successioni familiari
Il 2025 ha visto l’emergere di 196 miliardari self-made capaci di creare 386,5 miliardi di dollari di nuova ricchezza, contribuendo a portare il patrimonio mondiale complessivo a un record di 15,8 trilioni di dollari. L’aumento dell’8,8% del numero totale di miliardari – passati da 2.682 a quasi 3.000 – non è frutto di un rimbalzo degli asset finanziari, come accaduto dopo la pandemia, ma della spinta imprenditoriale e della creazione audace di imprese nei settori più innovativi: software di marketing avanzato, biotecnologie genetiche, gas naturale liquefatto (LNG) e infrastrutture. Questi settori stanno ridefinendo la domanda su larga scala, con gli Stati Uniti e l’Asia-Pacifico in prima linea nella creazione di nuove fortune.
La tecnologia rimane il motore dominante: i patrimoni tech crescono del 23,8%, mentre il comparto consumer e retail registra un rallentamento al 5,3%, in parte dovuto alla perdita di slancio del lusso europeo a favore dei marchi cinesi. L’industria registra la crescita più rapida, +27,1% a 1,7 trilioni di dollari, con oltre un quarto del valore derivante da nuovi miliardari. Anche i servizi finanziari mostrano una ripresa significativa: +17%, con un contributo rilevante dei self-made, che rappresentano l’80% della ricchezza totale del settore.
L’onda dell’eredità: 91 nuovi eredi per 297,8 miliardi di dollari
Se l’innovazione spinge, la successione accelera. Nel 2025, 91 nuovi eredi (64 uomini e 27 donne) entrano nella lista globale dei miliardari, ereditando complessivamente 297,8 miliardi di dollari, un incremento del 36% rispetto al 2024, nonostante il numero complessivo di eredi sia diminuito. A livello globale, le eredità aumentano il numero di miliardari multigenerazionali, portando il totale a 860 famiglie che gestiscono un patrimonio complessivo di 4,7 trilioni di dollari, rispetto agli 805 con 4,2 trilioni nel 2024.
La crescita coinvolge anche le generazioni successive: +4,6% i miliardari di seconda generazione, +12,3% quelli di terza e +10% quelli di quarta generazione e oltre. Una tendenza destinata a durare: si stima che entro il 2040 i miliardari trasferiranno complessivamente 6,9 trilioni di dollari, di cui 5,9 trilioni direttamente ai figli o indirettamente tramite i coniugi.
“Il nostro report mostra come l’ascesa di una nuova generazione di creatori ed eredi di ricchezza stia rimodellando il panorama globale”, ha dichiarato Benjamin Cavalli, Head of Strategic Clients di UBS Global Wealth Management e Co-Head EMEA OneUBS. “Man mano che le famiglie diventano più internazionali e il grande trasferimento di ricchezza accelera, l’attenzione si sta spostando dal semplice preservare la ricchezza al dare potere alla prossima generazione affinché abbia successo in modo indipendente e responsabile. Questo sta influenzando non solo la pianificazione della successione, ma anche le priorità filantropiche e le decisioni di investimento a lungo termine”. “La comunità dei miliardari è più diversificata, mobile e lungimirante che mai. La combinazione di spinta imprenditoriale e del più grande trasferimento intergenerazionale di ricchezza della storia sta creando nuove opportunità e sfide sia per le famiglie che per i gestori di patrimonio”, ha aggiunto Cavalli.
Donne più ricche, famiglie più globali
Le donne miliardarie continuano a crescere più velocemente degli uomini: nel 2025 la loro ricchezza media aumenta dell’8,4%, contro il 3,2% degli uomini. Sebbene costituiscano ancora una minoranza (374 contro 2.545 uomini), per il quarto anno consecutivo le donne accumulano patrimonio a un ritmo superiore.
Il report evidenzia anche la mobilità internazionale dei miliardari: il 36% ha cambiato Paese almeno una volta e il 9% considera questa possibilità. Le motivazioni principali includono la qualità della vita (36%), le preoccupazioni geopolitiche (36%) e la possibilità di ottimizzare le questioni fiscali (35%).
Le nuove priorità: indipendenza, innovazione e impatto
Il passaggio generazionale sta ridisegnando le dinamiche familiari e la governance patrimoniale. Oltre l’80% dei miliardari con figli desidera che questi costruiscano carriere autonome, valorizzando lo sviluppo delle competenze personali piuttosto che la dipendenza dalla ricchezza ereditata. Oltre due terzi sperano che seguano le proprie passioni e più della metà vuole che utilizzino la ricchezza per avere un impatto positivo sul mondo.
Le nuove generazioni attribuiscono maggiore importanza a tecnologia, innovazione, qualità della vita e investimenti a impatto, rispetto alla generazione precedente. Non sorprende che il 75% dei miliardari identifichi l’IA come la sfida sociale più urgente, seguita da cambiamento climatico (55%) e disuguaglianze (45%).
Come investono oggi i super-ricchi
Il Nord America resta la principale destinazione di investimento (63%), seguita dall’Europa occidentale (40%) e dalla Cina (34%). Nei prossimi 12 mesi, cresce l’interesse verso: mercati emergenti (+42% di intenzioni di aumento), azioni dei mercati sviluppati (43% pronte ad aumentare), private equity, hedge fund e infrastrutture. Tra le principali preoccupazioni per il 2026 emergono dazi (66%), conflitti geopolitici (63%) e incertezza politica (59%).
