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A poche settimane dall’addio ufficiale alla guida di Berkshire Hathaway, Warren Buffett, 95 anni, lascia agli investitori un ultimo colpo di scena. Nel filing alla SEC relativo al terzo trimestre, il conglomerato ha rivelato una nuova partecipazione da 4,9 miliardi di dollari in Alphabet, casa madre di Google, pari a 17,85 milioni di azioni.
Secondo la documentazione resa pubblica, Alphabet entra così di diritto nella top ten delle partecipazioni quotate del gruppo, un portafoglio che vale complessivamente 283,2 miliardi di dollari. L’operazione arriva inoltre in un contesto in cui il titolo ha messo a segno un rialzo del 46% dall’inizio dell’anno, sostenuto dalla forte domanda legata all’intelligenza artificiale e alla crescita del business cloud.
La mano dei nuovi gestori
La dimensione dell’operazione lascia spazio all’ipotesi che i protagonisti siano stati i due investment manager Todd Combs e Ted Weschler, più inclini agli investimenti tech rispetto a Buffett. Furono loro, tra l’altro, a guidare l’ingresso in Amazon nel 2019.
Buffett ha più volte ammesso di aver perso un’occasione storica con Google. Già nel 2018 ricordava come Geico — una delle principali controllate assicurative — fosse stata un cliente della piattaforma pubblicitaria nei primi anni, pagando “dieci dollari a clic” per gli annunci. Un modello di business ripetibile, redditizio e già evidente allora.
“Ho visto subito che funzionava”, aveva spiegato, “ma non conoscevo abbastanza la tecnologia per capire se avrebbe mantenuto il vantaggio competitivo”.
Apple resta il fulcro delle vendite
Parallelamente al nuovo acquisto, Berkshire ha proseguito la graduale uscita da Apple, ormai un processo strutturato. Nel terzo trimestre la partecipazione è stata ridotta del 15%, scendendo a 238,2 milioni di azioni, per un valore di 60,7 miliardi di dollari.
A livello complessivo, tre quarti delle vendite del trimestre sarebbero riconducibili proprio alle azioni Apple. È un ridimensionamento di enorme portata: negli ultimi due anni Berkshire ha venduto quasi tre quarti delle oltre 900 milioni di azioni che un tempo deteneva, pur mantenendo Apple come prima partecipazione del portafoglio.
La scelta riflette una combinazione di prese di profitto e prudenza. In un mercato che vede le valutazioni tecnologiche correre da oltre due anni, Buffett ha più volte segnalato l’esigenza di ribilanciare un portafoglio diventato troppo concentrato.
Tagli su Bank of America e uscita da DR Horton
Il processo di alleggerimento ha coinvolto anche altre posizioni storiche. Berkshire ha venduto un ulteriore 6% della quota in Bank of America, proseguendo una serie di tagli avviata nel terzo trimestre del 2024. Nonostante ciò, l’istituto di Charlotte resta la terza maggiore partecipazione quotata del conglomerato.
Nel trimestre è stata inoltre completamente dismessa la partecipazione in DR Horton, uno dei più grandi costruttori di case negli Stati Uniti. Una mossa coerente con l’approccio prudente che ha caratterizzato l’intera attività recente del gruppo.
Sul fronte degli acquisti, invece, Berkshire ha incrementato le partecipazioni in società a profilo più stabile o anticiclico, tra cui l’assicuratore Chubb e Domino’s Pizza, confermando una preferenza per settori in cui l’elasticità della domanda offre una protezione naturale durante fasi di incertezza macroeconomica.
Record di liquidità e cautela su valutazioni elevate
Complessivamente, il terzo trimestre 2025 rappresenta il dodicesimo consecutivo in cui Berkshire risulta net seller: 6,4 miliardi di acquisti contro 12,5 miliardi di vendite. Un trend che ha portato la liquidità del gruppo al nuovo massimo storico di 381,6 miliardi di dollari.
Questa strategia si inserisce in un contesto in cui Berkshire non riacquista azioni proprie da oltre un anno e non realizza un’acquisizione di grande portata da quasi dieci anni. Gli analisti leggono la scelta come un chiaro segnale di prudenza verso un mercato considerato ai limiti della sopravvalutazione, soprattutto nei segmenti tech.
Il passaggio ad Abel e la nuova fase di Berkshire
Tutto avviene mentre Buffett si prepara al passaggio di consegne: dal primo gennaio, Greg Abel — oggi vicepresidente e responsabile delle attività industriali ed energetiche — diventerà ufficialmente CEO del conglomerato da 1.100 miliardi di dollari di capitalizzazione.
L’evoluzione del portafoglio viene quindi osservata con attenzione per cogliere eventuali segnali del “nuovo corso”. L’ingresso in Alphabet, il ridimensionamento su Apple e l’accumulo di una liquidità senza precedenti suggeriscono un approccio più cauto ma al tempo stesso più aperto a scelte selettive e opportunistiche.
Berkshire continua comunque a poggiarsi su un’architettura industriale unica negli Stati Uniti: quasi 200 società operative, dalla ferrovia BNSF alle utility energetiche, dalle manifatture ai marchi consumer più riconoscibili come Dairy Queen, Fruit of the Loom e See’s Candies. Un impero diversificato che Abel erediterà in una fase di mercato complessa.