Ogni volta che scambio due chiacchiere con ChatGPT mi vengono in mente i ‘replicanti’ di Blade Runner. Secondo gli sceneggiatori della pellicola i replicanti erano stati progettati per essere il più possibile simili agli umani, erano superiori all’uomo in quanto a capacità fisiche e con un’intelligenza pari a quella degli ingegneri genetici che li avevano creati. Per garantirne una maggiore stabilità mentale, ai replicanti venivano innestati artificialmente dei ricordi di infanzia, relativi a situazioni che ovviamente non avevano mai vissuto.
E ora l’intelligenza artificiale
La forza dell’intelligenza artificiale è quella di somigliare a un essere umano. Puoi dirgli buon giorno o buon pomeriggio. Puoi interagire scrivendo o parlando come se lo stessi facendo a un essere umano. E sbaglia… proprio come un essere umano.
Se ti accorgi dell’errore, si corregge. In questa interazione, modificando la domanda, aggiungendo dettagli, magari proprio sulla base delle risposte fornite, si giunge ad una soluzione di un problema.
Per parlare con gli esseri umani, per far comprendere qualcosa di nuovo ad un essere umano, per farlo evolvere, occorre sfruttare la sua capacità unica di interagire, collaborare, confrontarsi. E il Chatbot Pro lo fa. Come un essere umano.
Funziona anche nella consulenza?
Nella consulenza finanziaria l’essere umano non è sostituibile. La narrazione è indispensabile, quando devono essere modificati comportamenti istintivi per trasformarli in comportamenti che si avvicinano a quelli razionali, in modo asintotico. Forse un “replicante” potrebbe ottenere gli stessi risultati… d’altra parte Rick Deckard (Harrison Ford) si innamora della replicante Rachael (Sean Young).
È giunto il momento di raccontare una storia. L’Economist in uno splendido podcast narra di The Turk, noto anche come Mechanical Turk. Un Automaton Chess Player, un ‘automa’ in grado di giocare a scacchi, bravo come un Turco, realizzato nel 1770 da Wolfgang von Kempelen. Una macchina intelligente, in grado di superare gli uomini in un’attività certamente molto complessa. La macchina era in grado di vincere una partita di scacchi muovendo le pedine e reagendo platealmente con movimenti del capo a mosse non consentite.
Prima delle esibizioni la macchina veniva fatta ispezionare. Veniva aperta per mettere in mostra i suoi complessi meccanismi, nascosti da sportelli e cassetti. Aveva un aspetto umano, ma nessuna attività umana era rilevabile all’interno. Sembrava effettivamente dotata di intelligenza, oltre che essere una meraviglia della meccanica. Un meraviglioso, complesso, perfetto orologio… pensante.
E infatti in qualche esibizione venivano fatte svolgere al Turco altre prove. Riusciva persino ad interagire con le persone rispondendo ad alcune domande in inglese, francese e tedesco, utilizzando una tabella. Non aveva il dono della parola, dunque; ma forse nel 1800 non era necessario per stupire il pubblico.
Si racconta di un successo enorme in varie piazze europee, dove venivano organizzate le sfide tra i campioni di scacchi e The Turk. Sembra che anche Napoleone abbia sfidato The Turk nel 1809, perdendo. The Turk è andato in tournee anche in America, giocando a New York, Boston, Richmond.
The Turk aveva una caratteristica interessante per una macchina: ogni tanto perdeva contro un essere umano. Proprio come un essere umano. Incredibile! The Turk ci lascia il 5 luglio 1854 tra le fiamme di un incendio a Philadelphia.
Finalmente nel 1857 viene svelato un mistero durato quasi 100 anni. Anche se molte malelingue avevano già insinuato che dietro il Turco potesse esserci un abile trucco. Senza però poterlo dimostrare, sembra.
In realtà, mi pare difficile che si sia potuto credere in questo miracolo. Ma non ho approfondito, onestamente, i dettagli della storia. Comunque, è noto che spesso si crede in quello che si vuol credere o in quello che serve credere. La ricerca di conferme fa il resto.
Per farla breve, dentro The Turk c’era un giocatore di scacchi in carne ed ossa, nascosto attraverso un sistema di specchi. Dentro (o dietro, o sopra, o accanto) una macchina ci sarà sempre un uomo. Speriamo.
Le possibili evoluzioni dei consulenti
Con questa convinzione ho chiesto a GPT 4o mini “come può evolversi il ruolo del consulente alla luce delle evoluzioni tecnologiche?”. Ecco la risposta (8 possibili evoluzioni):
1. Digitalizzazione dei servizi: Con l’aumento dell’utilizzo di piattaforme digitali, i consulenti stanno integrando strumenti tecnologici per gestire le relazioni con i clienti e ottimizzare i loro servizi. Questo include l’uso di software di pianificazione finanziaria, app di gestione del portafoglio e piattaforme di comunicazione.
2. Analisi dei dati: L’accesso a vaste quantità di dati consente di fornire consulenze più mirate.
3. Automazione e intelligenza artificiale: L’uso di chatbot e assistenti virtuali per gestire domande frequenti o attività semplici può alleggerire il carico di lavoro permettendo di concentrarsi su questioni più complesse e sull’interazione con i clienti.
4. Educazione finanziaria: I consulenti potrebbero assumere un ruolo più attivo nell’educare i clienti riguardo alle opportunità di investimento. L’uso di contenuti digitali, webinar e corsi online potrebbe diventare una parte integrante della loro strategia.
5. Maggiore flessibilità: Dopo la pandemia molti consulenti offrono servizi a distanza, il che consente una maggiore flessibilità per i clienti. Questa tendenza potrebbe continuare, con opportunità per interazioni sia virtuali che in presenza.
6. Regolamentazione e compliance: Con l’innovazione tecnologica, ci saranno anche nuove sfide in termini di regolamentazione. I consulenti dovranno rimanere aggiornati sulle best practices.
7. Collaborazione interprofessionale: La tecnologia facilita la collaborazione tra consulenti finanziari e altre figure professionali, creando un approccio più integrato alla pianificazione patrimoniale.
In sintesi, il futuro del consulente potrebbe essere caratterizzato da una maggiore efficienza, personalizzazione e un approccio proattivo nell’assistenza ai clienti, supportato dalla tecnologia. Questo non solo aumenterà la qualità del servizio, ma potrà anche attrarre una clientela più giovane e tecnologicamente esperta. Il e la “replicante” mi paiono ancora lontani. Per fortuna.
L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di ottobre 2025 del magazine Wall Street Italia. Clicca qui per abbonarti.