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UniCredit pronta a dare l’addio ad Amundi: i piani di Orcel nel risparmio gestito

Il legame tra UniCredit e Amundi, che per anni ha rappresentato una delle collaborazioni più rilevanti nel panorama del risparmio gestito europeo, si avvia a una progressiva riduzione destinata – secondo diverse fonti di mercato – a portare la partnership commerciale a livelli prossimi allo zero entro la metà del 2027.

UniCredit e Amundi: parternship verso l’azzeramento

Quando Andrea Orcel è arrivato alla guida del gruppo nel 2021, Amundi gestiva circa l’80% del patrimonio d’investimento riconducibile a UniCredit, la seconda banca italiana per dimensioni. Da allora, il peso del colosso francese è andato via via riducendosi: oggi si attesta intorno al 60% e dovrebbe scendere a circa il 50% entro la fine del primo trimestre del 2026. L’obiettivo dichiarato di UniCredit è quello di proseguire su questa traiettoria fino a un quasi completo disimpegno entro il 2027.

La strategia è chiara: sostituire progressivamente l’offerta esterna con soluzioni sviluppate internamente o con modelli multi-partner, che consentano maggiore flessibilità e margini più elevati. Orcel aveva già anticipato l’intenzione di “aprire il perimetro” ad altri grandi gestori globali, citando la possibilità di coinvolgere i principali dieci asset manager mondiali.

Il costo delle penali? Inferiore alle commissioni

Per UniCredit, la decisione di ridurre l’esposizione verso Amundi non è solo una questione strategica, ma anche economica. La banca, secondo indiscrezioni, avrebbe valutato che le eventuali penali per l’uscita anticipata dall’accordo risultino comunque meno onerose rispetto alle commissioni attualmente previste. In sostanza, il gruppo di Orcel preferisce sostenere un costo immediato pur di ottenere, nel medio termine, una maggiore autonomia e un miglior ritorno economico sulle masse gestite.

Il riassetto dell’alleanza ha già prodotto effetti concreti sulla struttura organizzativa. A Milano, alcuni professionisti provenienti da Amundi sono passati in UniCredit, in un processo di graduale “migrazione” delle competenze che potrebbe accelerare con l’avvicinarsi della fine della partnership.

Outflows e margini sotto osservazione

Nel frattempo, i dati diffusi da Amundi confermano il progressivo ridimensionamento della collaborazione. Nei primi nove mesi del 2025, il network di UniCredit ha registrato deflussi per circa 10 miliardi di euro, di cui 4 miliardi nel solo terzo trimestre. Bloomberg aveva già segnalato che la banca starebbe accelerando il processo di riduzione delle masse gestite tramite Amundi, con l’obiettivo di azzerarle quasi completamente entro la scadenza dell’accordo, fissata a luglio 2027.

Al 30 settembre 2025, UniCredit gestiva complessivamente asset per 186 miliardi di euro, di cui 88 miliardi ancora affidati ad Amundi: circa 69 miliardi in Italia, 10 miliardi in Germania e altri 7-8 miliardi tra Austria e Centro Europa.

Il margine medio sulle masse gestite di UniCredit da parte di Amundi si attesterebbe intorno ai 40 punti base, equivalenti a circa 350 milioni di euro l’anno: un contributo pari al 18% del profitto ante imposte di Amundi e al 15% delle commissioni da investimento di UniCredit.

Bonnafé (BNP Paribas): “Aperti a nuove collaborazioni”

Il progressivo disimpegno di UniCredit non è passato inosservato nel settore. Durante una recente conference call, Jean-Laurent Bonnafé, CEO di BNP Paribas, ha lasciato intendere l’interesse del gruppo francese a dialogare con UniCredit in vista di una possibile nuova collaborazione nel wealth management.

Bonnafé ha sottolineato come il mercato europeo del risparmio gestito stia evolvendo verso alleanze “più flessibili e meno esclusive”. In questo contesto, il lavoro di ricostruzione interna delle competenze di asset management da parte di UniCredit potrebbe aprire la strada a partnership “ibride”, in cui coesistano soluzioni proprietarie e collaborazioni selettive con diversi player internazionali.

Un nuovo modello: piattaforma multi-manager

Con il graduale disimpegno da Amundi, UniCredit punta a sviluppare una piattaforma di risparmio gestito multi-manager, basata su prodotti interni integrati da partnership diversificate. L’obiettivo è rafforzare il controllo sui margini e offrire ai clienti un ventaglio di soluzioni più ampio e modulare.

In parallelo, si guarda anche al possibile ruolo di Nova, la struttura di Azimut su cui UniCredit detiene una call option per acquisire l’80% entro il 2028 (senza ulteriori esborsi) e fino al 100% entro il 2033. L’eventuale fine del rapporto con Amundi potrebbe dare impulso alla raccolta di Nova, accelerando la crescita della componente di gestione interna.